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Gerold Meyer, socialista e pacifista

(Bollettino del Circolo Carlo Vanza 18/2021)

Nel 1960 vede la luce a Brione sopra Minusio una comunità pacifista ma non, come si potrebbe pensare, per iniziativa di giovani proto hippy bensì di un ormai sessantenne docente, Gerold Meyer di Zurigo, un tolstoiano ispirato dal socialista cristiano Leonhard Ragaz, coerente pacifista e fautore di un socialismo di matrice proudhoniana fondato sull’associazione di individui e sulle cooperative di produzione e di consumo.

Orientato all’educazionismo, assieme a sua moglie Leni promosse campi di lavoro del Servizio Civile Internazionale, campagne contro le iniziative xenofobe dirette contro i lavoratori italiani in Svizzera nonché il “Cantiere della gioventù”, una sorta di centro sociale temporaneo a Locarno. Alla fine, il centro pacifista del “Casale al bivio” contava 5 o 6 case abitabili in parte ricavate da rustici e un grande salone. Oggi il centro non esiste più. Dopo la morte di Leni e Gerold Meyer la colonia è stata smembrata, lottizzata e alienata. Come invece è risultato evidente in quest’anno del 50° del Cantiere della Gioventù, quest’esperienza rimane vivissima nel ricordo non solo nel Locarnese ma in tutto il Ticino. Per l’occasione, in maggio il Circolo Carlo Vanza ha attinto ai materiali in archivio per organizzare una mostra dedicata al “Centro sperimentale del tempo libero”, com’era ufficialmente chiamato il “Cantiere” di Locarno. Alcuni di questi materiali provenivano dalle 4 scatole depositate al CCV e contenenti un piccolo ma non irrilevante “Fondo Meyer”. Elenchiamo in questo Bollettino il materiale disponibile presso la nostra biblioteca che va ad aggiungersi a quanto presente nei due grandi archivi tra i quali è suddiviso il copioso lascito Meyer.

Nota biografica

Gerold Meyer nasce a Zurigo il 24 novembre 1900. Escluso dall’Università di Zurigo per la pubblicazione del giornale antimilitarista “Nie wieder Krieg” (Mai più guerra), dopo la sua formazione al seminario di educazione curativa, negli anni 1924 e 1925 lavora in strutture ricreative per apprendisti in Austria perché nel suo Cantone era stato colpito dal divieto di esercitare la professione a causa del suo orientamento pacifista . Nel 1926 è assunto come insegnante in Prettigovia. Lo stesso anno sposa Leni van Hasz, una nipote di Herman Greulich. Negli anni 1930-1950 insegna a Zurigo, inizialmente in classi speciali. La sua attività nel campo della danza, del teatro e della musica in quanto compositore, paroliere, poeta e sceneggiatore, è parte integrante del suo lavoro con i giovani, sia in ambito scolastico che all’esterno della scuola. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale l’attività teatrale con i giovani diventa pian piano la sua attività principale. Mette in piedi teatri mobili su tram, battelli e treni, ed il ricavato degli spettacoli è spesso devoluto ad istituzioni caritatevoli (Villaggio Pestalozzi, vittime della guerra, ecc.). Pacifista, socialista, ambientalista, antimilitarista, Gerold Meyer è una persona dagli interessi e dalle abilità poliedriche, attiva in molti ambiti diversi: fondatore del giornale socialista Nie wieder Krieg (Mai più guerra) e del Servizio Civile Internazionale, ideatore e fondatore della casa di vacanza per bambini Mösli (dei Falchi Rossi), membro di comitato e di alcune commissioni del Villaggio Pestalozzi, membro del comitato dell’Arbeiterkulturwoche di Zurigo, promotore del Cantiere della Gioventù (1971) e degli Incontri per la Pace di Locarno. Dal 1953 i coniugi Meyer iniziano la ricerca di un luogo da destinare alla promozione della vita comunitaria. Alla fine degli anni 1950 comperano i terreni di Casale al Bivio a Brione sopra Minusio, dove si trasferiscono all’inizio degli anni 1960. Casale al Bivio diventa un ritrovo per giovani pacifisti e antimilitaristi. Varie istituzioni (Guttempler, Kinderfreunde, Servizio civile internazionale, ecc.) partecipano alla costruzione e alla manutenzione del luogo, o vi soggiornano come ospiti. Gerold Meyer muore il 29 ottobre 1990 a Brione.

Scatola G. Meyer I

Mappetta di documenti vari, in particolare 1 copia della rivista “Neue Perspektiven” del Consiglio mondiale della pace, n. 3/1982, alcune fotocopie di un ampio articolo di giornale a firma Walter Leiggener dedicato a Meyer e al Casale al Bivio (Ein Haus der Freundschaft, ein Vulkan der Freiheit, Tages Anzeiger 6 settembre 1979, p. 53), un ciclostilato di pubblicizzazione del libro Rettet die Schweiz – Schafft die Armee ab! [Salviamo la Svizzera – aboliamo l’esercito] di H. A. Pestalozzi firmato Hilde Eberhard, una copia (n. 109) dell’A-Bulletin (una rivista libertaria svizzera di cui varie annate sono disponibili a CCV) indirizzata a Gerold Meyer, i fogli 2 e 3 del verbale dell’assemblea del sindacato GKEW del 1980.

Volantino del Bund der Kriegsdienstgegner Oesterreichs (aderente all’organizzazione anarchicaBund herrschaftsloser Sozialisten BhS) con un appello al rifiuto del servizio militare (forse anni venti, essendo il Bund stato fondato nel 1921).

Volantino “Der Kriegsdienstgegner” sempre del Bund der Kriegsdienstgegner Oesterreichs, estate 1929.

Mappetta di documenti vari contenente un volantino del Partito Socialista Svizzero dal titolo “Wer regiert in der Schweiz” [Chi governa in Svizzera], pres. 1943, una busta (vuota) indirizzata a Emil Landolt (sindaco liberale di Zurigo dal 1949 al 1966, 1 dispensa Grundfragen der Wirtschaft [Le basi dell’economia] dell’Escherbund, una organizzazione che si definiva socialista libertaria sulla base delle idee del socialismo religioso di Ragaz.

Mappetta di documenti vari contenente 1 copia del Bollettino dell’Internazionale dei resistenti alla guerra Der Kriegsdienstgener del 1936 (n. 40), 1 copia del giornale Der Religiöse Sozialist, Mannheim 22. nov. 1931, 1 copia del giornale Die Sonntags-Zeitung (Stoccarda n. 51 1925) con un appello al rifiuto del servizio militare, 1 ciclostilato dell’AIDE Internationale de l’education socialiste, 1 lettera scritta a macchina datata 14.5.81 del chimico A. Davidsohn di Locarno (che ha lasciato alcuni volumi della sua biblioteca al CCV) a Gerold Meyer in cui menziona l’organizzazione di una manifestazione contro la guerra e il riarmo a Locarno e auspica la creazione di un servizio stampa del PS e del Partito del Lavoro su tema del riarmo, 1 volantino d’invito a partecipare alla “grande manifestazione svizzera per la pace e il disarmo” a Berna il 5 dicembre 1981 a firma Comitato Disarmo e Pace Ticino (Luigi Pelossi, Luca Buzzi, Mattia Lepori, Rolando Schärer e Albert Bolliger)

Mappetta di documenti concernenti L’organizzazione LASKO (Landesverband Schweizerischer Kinderfreunde-Organisationen, una federazione di organizzazioni per l’educazione socialista di cui facevano parte anche gli scout socialisti Falchi Rossi), vale a dire 1 ciclostilato Thesen des Lasko zur sozialistischen Erziehung [Tesi sull’educazione socialista] dell’aprile 1948, circolare del 6.1.70 del Direttivo Lasko alle sezioni con questionario in vista della revisione delle tesi sull’educazione socialista, appunti a mano (pres. di Gerold Meyer) e a macchina relativi a detta revisione (educazione alla salute fisica e psichica), il regolamento degli educatori (che devono professare l’ideale socialista) e una matrice (di piombo?) con l’immagine di un gioco.

Mappetta di documenti vari con l’opuscolo Anleitung für Leiter und Mitarbeiter in Ferienkolonien (1940) della Arbeiter-Kinderhilfe der Schweiz, 1 leporello del Sozialistisches Jugendwerk (che promuove “il raduno dei bambini proletari per la loro educazione nello spirito dell’ideale socialista”) intitolato Freundschaft e la custodia (vuota) presumibilmente di cartoline della “schweizerische Arbeiterkinderwoche” (1920)

Volantino “Tötet den Krieg, sonst tötet er Euch!” (Uccidete la guerra, altrimenti la guerra ucciderà voi] della Schweizerische Zentralstelle für Friedensarbeit (prob. metà anni venti).

Mappetta contenente un appello al sostegno della Schweizerische Zentralstelle für Friedensarbeit (nel cui comitato troviamo tra altri Pierre Cérésole, Leonard Ragaz e Gerold Meyer); una busta chiusa intestata “Ernstes Wort an unsere Soldaten” e un elenco di pubblicazioni pacifiste della “Pazifistische Bücherstube Zürich” del dicembre 1932.

Volantino di convocazione di una manifestazione “Gegen Krieg und Kriegsdienst” [Contro la guerra e il servizio militare] della Zentralstelle für Friedensarbeit (presidente: L. Ragaz). s.d., pres. anni Venti)

Busta contenente alcuni numeri (1-8, 1919, forse la serie pubblicata completa; collezione rarissima se non unica) del giornalino anarchico (così lo definisce lo storico anarchico Werner Portmann) Freie Sozialistische Blätter pubblicato a Zurigo. Si tratta della espressione della corrente libertaria, in parte religiosa, all’epoca molto presente all’interno della socialdemocrazia (basti pensare a Brupbacher e Faas-Hardegger)

Lettera circolare del Presidente della Commissione di lavoro dell’Associazione Villaggio dei Bambini Pestalozzi del 16 nov. 1948 a G. Meyer (cofondatore del villaggio) con l’invito a esaminare la bozza degli statuti (allegata).

Mappetta contenente alcuni materiali relativi alla Settimana di Cultura Operaia organizzata dal 12 al 29 marzo 1944 a Zurigo e il cui comitato organizzatore era presieduto da Gerold Meyer (depliant di presentazione della mostra “Das politiche Plakat im Wandel der Zeit”, un libretto di citazioni della Genossenschaftsdruckerei Zürich, il programma e l’elenco dattiloscritto degli artisti invitati)

1 copia dell’annuario “Die Zukunft” dell’organizzazione giovanile socialista svizzera (1914)

Verbale dattiloscritto della riunione costitutiva del Comitato “Nie wieder Krieg – Schweizerische Zentralstelle für Friedensarbeit” del 25 maggio 1924 a Olten.

Volantino Le service civil firmato Pierre Cérésole, Almanach socialiste 1926

Opuscolo di Pierre Cérésole, En Allemagne et aux Indes pour la paix, Secrétariat du service Civil International La Chaux-De-Fonds 1934

Verbale dattiloscritto di una riunione della Schweizerische Zentralstelle für Friedensarbeit del 14 nov. 1925 con alcuni interessanti considerazioni da un punto di vista libertario e sindacale contro la rivendicazione di un servizio civile.

Appello “Freiwillige für Someo” (il 24 settembre 1924 due frane investirono Someo causando dieci vittime e danni ingenti) degli “Amici del Servizio Civile” (tra cui Meyer)

Elenco ciclostilato di obiettori che hanno rifiutato il servizio militare o il pagamento della tassa militare tra cui G. Meyer.

Opuscolo Kämpft für den Frieden! Unterstützt die Völkerbundsanktionen! (a favore delle sanzioni economiche della Società delle Nazioni contro l’Italia per l’aggressione all’Abissinia [Eritrea] nel 1935 a cura della Jugendgemeinschaft Nie Wieder Krieg

Opuscolo “Die Schweizerischen Jungburschenvereine” (Rassegna delle organizzazioni giovanili socialiste in Svizzera), Zurigo 1909 Grütli Buchhandlung

Alcuni numeri sparsi della Rivista Regeneration (1981-1983) del Movimento per la Riforma della Vita o Movimento per una vita sana, di orientamento vegetariano e vegano; il n.2+3 1981 contiene un invito per l’apertura del Casale al Bivio (Pentecoste 1981)

Diversi numeri del giornale Nie Wieder Krieg! Della Jugendgemeinschaft Nie Wieder Krieg (Zurigo), ossia: 1929 n. 7, 8; 1930 n. 7; 1931 n. 6?,7, 8, 12; 1932 n. 7, 8/9; 1935 n. 6 (con inserto Der Kriegsdienstgegner n. 37), 7/8; 1936 n. 7/8, 9, 10, 11, 12; 1937 n. 1,2, 12

Opuscolo Rapport officiel des déclarations er des pétitions présentées par le comité du désarmement creé par les organisations féminines internationales a la conférence du désarmement, Genève 6 février 1932.

1 numero del giornale Die Menschheit n. 21 1924 edizione speciale Nie wieder Krieg; poesia di Ernst Toller in prima pagina.

Scatola G. Meyer II

Programma della Gesellschaft für spanische Kultur (antifranchista, con la partecipazione di R. Kegi-Fuchsmann del Soccorso Operai Svizzero) gennaio-maggio 1938

Rivista Defense de la paix, gennaio 1953: contiene un articolo di Sartre: on ne construit rien dans l’abstrait.

Mappetta con materiale vario: opuscolo “2. Oktober Zivildiensttag” (prs. 1982) con all’interno elenco manoscritto forse di partecipanti del Locarnese e 1 cartolina antimilitarista firmata ed. anarchici ticinesi, 1 copia della rivista Spot della Junge Kirche Schweiz dedicata all’omosessualità, 1 fattura Società Commerciale del 1982 a G. Meyer, leporello “Il razzismo nei libri per la gioventù”della Dichiarazione di Berna, programma del seminario “Una pedagogia per la pace” 1983 della federazione svizzera delle associazioni giovanili FSAG a Locarno o Bellinzona, rivista Terre des Hommes, dicembre 1984, rivista Amnesty Magazin 10 1982 e 6 1984, Bulletin romand Amnesty International 5 1988, giornale HEKS Nachrichten 195 1982, 2 volantini Schweiz. Arbeiter-Hilfswerk (Soccorso Operaio) per l’invio di pacchetti di aiuto in Paesi sofferenti (Colis Suisse) 1947

Mappetta con materiale vario: volantini d’invito alla proiezione di film naturisti del Lichtbund (unione dei nudisti, che predicava anche l’astinenza da alcool e tabacco e il vegetarismo), velina della lettera di X alla redazione (“compagno Nobs”) del Volksrecht di Zurigo del 30.5.32 con l’invito a pubblicare una recensione di film naturisti sottoposti a censura (Sonnenmenschen e Lachendes Leben) + lettera di Eduard Fankhauser (Presidente Lichtbund) a G. Meyer concernente l’organizzazione della proiezione dei film a Zurigo, volantino pubblicitario per corsi su piante officinali del Rat der Natur 1981, volantino pubblicitario dello studio biomassaggio Müller di Soragno-Davesco, s.d., informazione stampa dell’associazione svizzera per la salute pubblica VG sugli alimenti biologici, sett. 1978, 1 copia del giornalino “Abstinenter Sozialist” (il socialista astemio) n. 10 1964

Classificatore contenente i verbali delle riunioni di Comitato e assemblee del Verein für Volksgesundheit (Associazione svizzera per la salute pubblica) di Locarno dal 1936 al 1951.

Classificatore contenente i verbali delle riunioni di Comitato e assemblee del Verein für Volksgesundheit (Associazione svizzera per la salute pubblica) di Locarno dal 1951 al 1961.

Opuscolo “nieder mit den neuen Zaren!, Verlag für Fremdsprachige Literatur, Peking 1969

1 busta contenente diversi biglietti di mezzi di trasporto pubblici obliterati

1 busta contenente diverse cartoline postali

1 copia (messa molto male) del quotidiano socialdemocratico Volksrecht del 17 gennaio 1951

Opuscolo anonimo “Possibilità di guerra della Germania” [basato su un libro di Jvan Lajos, “uomo di destra”] del 1939).

Cartolina di Wiener Neustadt con saluti indirizzata a G. Meyer del 1974

Mazzetto di fotografie raffiguranti: vista sul lago dal Casale al Bivio; sala degli archi della Casa dell’Amicizia; manufatto di pietra (?); rustico diroccato (?); casa di Leni e G. Meyer; entrata; rustico; piscina (?); casa dei Meyer ?; Casa dell’Amicizia; Casa dell’Amicizia; rustico; rustico; vista sul lago.

Opuscolo L’humanité doit choisir di E.H.S. Burhop, Conseil Mondial de la Paix 1955

Opuscolo Le désarmement et les armes atomiques, Assemblée Mondiale de la Paix Helsinki 1955 (estratti dei discorsi, tra altri di Sartre e Russell)

Opuscolo Wenn Neid und Missgunst die Feder führen… Föderativverband des Personals öffentlicher Verwaltungen und Betriebe/Union fédérative du personnel des administrations et des entreprises publiques, pres. 1938.

Mappetta di corrispondenza e documenti vari: lettera di P-E. Wyss, Pregassona del 1981 in cui propone di rafforzare i rapporti tra il Casale e lo Chalet Märliwald Arosa forse ispirato a Krishnamurti + programma della settimana di studio Neue Wege in der Erziehung; lettera manoscritta di Pierre Cérésole d’accompagnamento all’invio di una pubblicazione (su Someo) a un Consigliere nazionale amico del servizio civile (pres. Greulich) del 14 ottobre 1925; Tätigkeitsbericht (rapporto annuale) della Schweizerischen Zentralstelle für Friedensarbeit per l’anno 1932 con circolare d’accompagnamento; circolare d’invito a compilare un questionario della Schweizerische Zentralstelle für Friedensarbeit s.d. con allegato, invito all’assemblea generale del Gruppo di Zurigo della Internationale Frauenliga für Frieden und Freiheit, s.d., volantino ciclostilato della Arbeitsgemeinschaft antimilitaristischer Zürcher Lehrer (Comunità di lavoro dei docenti antimilitaristi di Zurigo), pres. 1932, velina dattiloscritta della Schweizerische Lehrervereinigung für Friedensarbeit su questioni organizzative, l’organizzazione di una Giornata della pace nel maggio 1932 e un giro di conferenze del pacifista tedesco Waldus Nestler, documento Arbeitsprogramm per il servizio civile (dic. 31), volantino cicl. d’invito a un corso di Impegno per la pace del Jugendheim Feldis, 15 agosto 1929, leporello di presentazione della Casa Solidarietà di Cavigliano, cartolina di auguri di buone feste da parte dell’Internazionale dei Resistenti alla Guerra con un elenco di obiettori in carcere in vari Paesi del mondo (in Svizzera: Emile Ith, Edouard Liechti, Andreas Martig) indirizzata a G. Meyer, circolare di sollecito di pagamento dei contributi annui della Schweizerische Zentralstelle für Friedensarbeit del dicembre 1927, circolare ciclostilata confidenziale firmata da Cérésole in vista del lancio di un’iniziativa per il disarmo del 9 gennaio 1926 e relazione stampata confidenziale del febbraio 1926 dell’incontro in cui si è decisa un’iniziativa per il disarmo completo della Svizzera.

Volantino “Wegleitung zur Durchführung der Zivildienst-Petition” [Guida per la raccolta di firme per la petizione per il servizio civile] del Zivildienst-Petitions-Komitee con appunti manoscritti su alcuni fogli, presum. di G. Meyer in occasione di una riunione.

Opuscolo Worte von Herman Greulich (pubblicazione in occasione della mostra per il centenario della nascita) con dedica autografa di Leni Meyer

Opuscolo progetto Schifftheater (Schiffszeitung Zürisee)

Busta con locandina Tramtheater e 4 foto del tram e dello spettacolo

Mappetta contenente diversi documenti riguardanti lo spettacolo per ragazze e ragazzi Bottega di bambole di G. Meyer, tradotto da Elmo Patocchi, con ricavo devoluto al Servizio Civile Internazionale per l’opera a favore dei sinistrati siciliani (maggio 1968) con rassegna stampa.
Mappetta contenente il copione dello spettacolo Das Karussell Kommt! di Gerold e Rolf Meyer e la traduzione in italiano dello spettacolo nonché un servizio con foto sulla rivista Die Woche 39 / 55.

Copione del radiodramma D’Rytschuel chunt di Gerold e Rolf Meyer, Radio Zürich , in onda il 23 aprile 1954.

Mappetta con copione del Tram Theater e rivista Heim und Leben 1945 n. 51 con servizio sul Tram Theater.

Mappetta con locandina e foto Eisenbahn Theater (di G. Meyer).

Scatola G. Meyer III

Cartolina di auguri di buone feste degli educatori e alunni del Centro educativo italo-svizzero Rimini 1960.

Busta di cartoline raffiguranti Fidus nell’atelier, Fidus: “Ardente chiar di luna” Fidus: “Ragazzo in ginocchio”, Fidus: “Rosaspina”, Fidus; “Non uccidere”, Fidus: “Danza del tempio dell’anima”, Fidus: “Altalena di Liane”, Fidus all’opera, Fidus: “Danza del tempio dell’anima II” [Fidus faceva parte della comunità di artisti del Monte Verità e avrebbe più tardi aderito al nazismo].

Serie di cartoline postali Hartmanswillerkopf (monumento nazionale ai caduti)

Serie di opuscoli di letture per l’infanzia Schweizer Jugendschriften 1-6, Berna 1922

Dattiloscritto Gandhi et les quakers di Carl Heat.

Volantino “Vers l’esprit de paix” (Alice Descoeudres, Ginevra)

Foglio con testi e musiche di canzoni ribelli (anni 70?)

Busta contenente materiale informativo del Comitato d’iniziativa per un autentico servizio civile (1982)

Lettera ciclostilata di G. Meyer a vari negozi per ringraziarli di non aver accolto nell’assortimento natalizio giocattoli bellici

Foto a colori di alcuni giovani in costume seduti sul bordo della piscinetta di Casale al Bivio

Opuscolo Someo, Service Civil Volontaire par Hélène Monastier, Centre suisse d’action pour la paix Zurigo 1925 con dedica autografa di Cérésole a Greulich

Mappetta contenente l’opuscolo The International 1864-1924, Londra 1924

Giornale Der Falkentrommler, mensile dei Falchi Rossi del Canton Zurigo 11/1932

Busta indirizzata a G. Meyer di Jasmin Al-Obaidi (Germania) contenente una foto (di lei), una lettera del 1983 in cui chiede di poter soggiornare al casale, una foto a colori di G. Meyer (in cucina?), una foto a colori di G. Meyer con un ragazzo.

Una cartolina di Larzac a firma Felicia di saluti a G. Meyer in cui racconta di soggiornare in una comune nonviolenta gandhiana che pratica agricoltura biologica (20.8.82)

Cartolina di Natalie Peterson Luethi a G. Meyer del 1954

Giornale Das Feuer – Zeitung der Arbeitenden Jugend , n. 2 1938

Opuscolo Friedrich Engels pubblicato in occasione della mostra dedicata a Engels dal Sozialarchiv nel 1945

Volantone United Nations Day 24 october 1963

Manifesto Servizio civile per costruire la pace 2 ottobre 1982 Cantiere nazionale per il servizio civile Manifesto Zivildienst in action Schweizer Einsätze 1979 Servizio Civile Internazionale

Cartolina di Toni Lanzendörfer d’accompagnamento alla proposta di un volantino (1981)

Documento “Kriegszeug ist kein Spielzeug” della Arbeitsgruppe Erziehung zum Frieden Lucerna dic. 81 con proposte di volantino

Cartolina (di nozze?) di Leni Van Hasz e Gerold Meyer

Leporello Rimini della Società degli amici del Giardino italo-svizzero Pro Rimini

Cartolina Freiheit für Chile

Rivista Sozialistische Erziehung n. 9/10 1970

1 numero del giornale Der Aufbau, organo della nuova associazione sociale-religiosa n. 43 1964

Programma dell’assemblea generale della Arbeitsgemeinschaft “Wir wollen nicht zu Tode verteidigt werden!” 1982

Mappetta contenente una cartolina dedicata ai martiri di Chicago “für Wahrheit und Recht”, cartolina postale indirizzata a Hermann Greulich dal redattore del Labour leader di Manchester del 1912 per sollecitare un contributo, cartolina postale vergine Briefkaart con bollo Ned. Indie

Opuscoletto Die Weltrepublik dedicato dall’autore M. Rotter a G. Meyer 19(2)4

Giornale “Nie wieder Krieg della Schweiz. Jugendgemeinschaft “Nie wieder Krieg”,12/1925

Mappetta contenente un’ampia documentazione relativa ai progetti Begegnung europäischer Jugend 1951 e La gioventù unisce l’Europa del 1952 con progetti, leporelli, programmi, volantini, fotografie, giornali, il copione dello spettacolo teatrale “Das Spiel vom gleichen Boot” e numerosi giornali d’Europa con servizi e articoli sull’iniziativa.

Scatola G. Meyer IV

Lettera di ? a Leni e Gerold Meyer del 1963

Busta con cartoline “Für ein Arbeiterkinderheim” (1931)

1 rivista Rote Revue 11/12 1924

1 rivista JugendBorn, Monatsschrift für Sekundar- und obere Primarschulen 5/6 1911

Opuscolo elettorale “Der Arbeit ihr Recht” del PSS e dei sindacati, 28 ottobre 1951

1 giornale (gravemente danneggiato) Der VHTL – 1 Mai 1942

1 busta contenente diverse tessere di membro della Jugendgemeinschaft “Nie wieder Krieg” (tra cui quella di G. Meyer) e due tessere di membro della “Freischar unabhängige sozialistische Jugend” di Gerold Meyer

1 copia di Solidarietà operaia, giornale del Soccorso Operaio Svizzero 54/1992

1 copia del giornale Volksstimme 198/1943

1 copia di Heio, organo della Lasko 1941, 11

Busta contenente 2 foto: passerella sulla piscina Casale al Bivio e Casa dell’Amicizia + 1 foto ritaglio da Libera Stampa del 16 novembre 1982 con G. Meier e Robbiani

Mappetta di documenti vari contenente il programma dei Falchi per il 1° maggio, foto della manifestazione del primo maggio 1927 a Zurigo con lo spezzone giovanile (Freischar), Libretto Vereinte Kraft Grosses Schafft Sonnwende 1945 Falchi Rossi Zurigo, Programma Freischar Zürich 1922, Libretto Zürcher Falken Sonnwende 1938, involucro con timbro “Falchi Rossi sezione Locarno”, Libretto Faucon Rouges – SKIF France 1947, Leporello Kinderland Mösli (colonia diretta da Gerold Meyer), opuscolo Keine Atomraketen in Europa – für eine sozialistische Friedenspolitik SJD – die Falken (forse 1980)

Mappetta contenente: rivista Regeneration 5/6 1975 con p. 2 e 3 dedicate a Gerold Meyer e al Casale al Bivio con una breve autopresentazione di G. Meyer del progetto, volantino “Casale al bivio” in tedesco, francese e italiano, cartolina Casale al Bivio (disegno), comunicato Televisione della Svizzera Italiana: “Nella rubrica Consonanze viene trasmesso venerdì 20 novembre (1981) alle ore 19.20 il servizio “casale al Bivio”. Una realizzazione di Gianrico Corti e Gianni Padlina”, 1 copia Regeneration 4 1980

Dattiloscritto del libro “ Herman Greulich 1842-1925” di Ernst Nobs

Varie foto Casale al Bivio 1991
Rütli-Kalender 1913.

Almanacco socialista 1931 edito a Parigi dal Partito Socialista Italiano

Opuscolo Can War Be Abolished? Di Francis E. Pollard, s.d.

Opuscolo Direccion y libertad en economia di Jesus Paluzie Borrell, Tecnica y Practica Barcelona s.d.

Opuscolo Neoliberalismus und Freiwirtschaft di Werner Schmid, Zurigo 1957(?)

Rivista Regeneration 5+6 1980 (dedica la copertina e le pp. 4 e 5 a Gerold Meyer e al Casale al Bivio)

Rivista Der Neue Bund (mensile per un socialismo libertario) 1941 n. 7, 1944 n. 5 8/9, 1946 n. 5/6, 7, 1947 n. 7/8, 1949 n. 10, 1952, n. 4)

Elogio funebre In memoria di Giuseppe Armari (socialista)

Mappetta “Cantiere della Gioventù” contenente le 2 pubblicazioni del Cantiere. Altro materiale è integrato nella mostra sul Cantiere della Gioventù raccolta in scatola separata.

Altre documentazioni

Schweizerisches Sozialarchiv, Zurigo:
Significativa è in particolare la collezione di foto che riflette le varie fasi della vita e del lavoro di Gerold Meyer. Per esempio comprende fotografie del suo periodo come insegnante in varie strutture ricreative per apprendisti in Austria e dei suoi anni di insegnamento in varie scuole e istituzioni in Svizzera. La maggior parte delle fotografie, tuttavia, documenta i suoi progetti teatrali, per esempio il “Teatro carosello” (1937/38), il “Tram Theater” (1945), l’”Eisenbahn-Theater” (1950) e il “Das Spiel vom gleichen Boot” (1951/52). Inoltre, immagini degli anni ’60 e ’70 illustrano i lavori di costruzione e la vita al “Casale al Bivio” a Brione s. Minusio o documentano l’esperienza del “Cantiere della Gioventù” (Locarno, 1971),

Fondazione Pellegrini Canevascini, Fondo Gerold Meyer :
consistenza: 20 sc. doc. cartacei; 880 libri, riviste e periodici; 104 manifesti; ca 300 disegni; ca 10’000 fotografie; 18 film; 80 doc. sonori. Il fondo d’archivio comprende la parte cartacea, la biblioteca, i manifesti, i piani e disegni architettonici, i disegni, i documenti fotografici, i film e i documenti sonori. I documenti riguardano Gerold Meyer, le sue attività e i suoi interessi (e quelli della moglie Leni) legati alla scuola, ai movimenti e associazioni giovanili, ai progetti abitativi e urbanistici, a teatro, musica, radio e film, all’organizzazione di eventi vari e documentazione tematica varia riguardante i molteplici interessi di Meyer e documentazione riguardante la moglie Helene von Hasz e suo zio Herman Greulich.

Storia archivistica

La FPC è venuta a contatto del fondo alla fine degli anni 1990. Il fondo, che inizialmente raggiungeva un volume di diverse decine di m/l, era stato ritirato dal Soccorso Operaio Svizzero e depositato a Rivera, da un amico di Gerold Meyer che lavorava per questa istituzione. Alcuni anni dopo la FPC è stata interpellata per l’esame del fondo. La FPC ha conservato nei suoi depositi solo una parte del fondo archivistico: circa ¼ dei documenti cartacei, la parte fotografica, i documenti sonori, film, manifesti e biblioteca. I ¾ dell’archivio cartaceo, che riguardavano documentazione relativa all’attività di insegnante a Zurigo, documenti della moglie Leni; riviste relative alla Svizzera interna, sono state selezionate per essere trasferite a Zurigo, al Sozialarchiv. Del trasferimento avrebbe dovuto occuparsene il Soccorso Operaio Svizzero. Purtroppo, da verifiche svolte tra il 2017 e il 2018 è emerso che i documenti non sono mai stati consegnati a Zurigo e sono nel frattempo andati persi (probabilmente distrutti).

Peter

Bollettino: Bollettino 18

Arte al CCV – Mario Castellani

(Bollettino del Circolo Carlo Vanza 17/2020)

Nota biografica

Mario Castellani, 1954, si è diplomato al Liceo Artistico di Brera a Milano nel 1972 e laureato nel 1978 alla facoltà di Architettura del politecnico di Milano con una tesi sull’autogestione in architettura presentata in forma di audiovisivo. Oggi risiede in Canton Ticino. Attivo in ambito culturale con la realizzazione di opere di pittura, disegno e lavori di illustrazione, dagli anni Ottanta utilizza la fotografia come strumento di indagine e documentazione della società. Specializzato nel disegno e nel rilievo architettonico svolge studi inerenti l’architettura storica con particolare attenzione alla ricostruzione visiva di edifici storici realizzando disegni e ricostruzioni con l’uso di tecniche di disegno tradizionale e di fotografia digitale. Come architetto ha operato nel campo della tutela e catalogazione del patrimonio culturale, collaborando con la Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia e l’Ufficio dei beni Culturali del Canton Ticino. Pur continuando con l’attività artistica, negli ultimi anni si è dedicato alla pubblicazione di libri fotografici con cui sonda la socialità e i luoghi, mettendo in relazione tra loro fotografie del passato e sue fotografie odierne, correlate da testi di carattere storico e descrittivo.

La sua relazione con Il Canton Ticino è iniziata nel 1981 con l’invito, da parte di amici anarchici ticinesi, a esporre a Balerna la serie di collage ambientati sulla piazza di Vigevano, già esposti alla libreria Utopia di Milano, in occasione dell’inaugurazione degli spazi del centro sociale e di ritrovo de La Meridiana.

Nota artistica

La creatività pittorica si definisce fin dalla metà degli anni settanta prendendo ispirazione dalle tematiche e dalle opere del surrealismo. La sintassi operativa spazia quindi dalla formazione “Pop” alla fantasia sognante dell’inconscio. Nella pratica del disegno la tecnica riflette un uso figurativo di tipo classico mentre nella tecnica pittorica riprende, con l’uso della tempera acrilica, il tratto e la forma fatta propria da alcuni artisti della pop art con grandi e piccoli spazi cromatici che non sfumano ma si accostano l’un l’altro, separati da una riga nera, che creano un’immagine apparentemente reale, o surreale, in cui il colore viene ad essere disegno e il disegno colore.  Dagli anni ottanta la creatività spazia oltre la dimensione e il mondo della pittura e del disegno, andando ad utilizzare nuove tecniche, prima con l’uso della fotografia, sia come elemento creativo che di documentazione della società, e quindi del collage, per poi esplorare la tridimensionalità attraverso l’assemblaggio di materiali di recupero (il collage tridimensionale) elaborando l’opera con l’inserimento di un impianto di illuminazione, dando così forma alle “sculture notturne”. Dice di lui Fortunato D’Amico: ”Mario Castellani ama le visioni, i punti di vista profondi, gli orizzonti aperti verso cui dirigere lo sguardo e intraprendere il cammino per scoprire che il confine tra cielo e terra si sposta ogni qualvolta credi di raggiungerlo e solo allora continui a viaggiare.” Giuseppe Franzoso: “Operatore estetico di ampia formazione culturale Mario Castellani dedica l’attenzione a particolari momenti interpretativi della realtà con acuto spirito ironicamente surreale. La sintassi operativa spazia dalla formazione “Pop” di ascendenza americana alla fantasia sognante dell’inconscio. Da queste premesse nascono lavori di forte oggettività paradossalmente accostati, con effetti di sbilanciamento interpretativo”.

Le copertine di A-Rivista

“Fame d’anarchia”, la scritta. Sulla copertina: uno che addenta una gigantesca pagnotta a forma di “A” cerchiata (per curiosità, il mangiatore è Mario Castellani, allora attivo anarchico di Vigevano-Pavia). È la copertina di “A” 84 (giugno/luglio 1980).

Il commento della redazione di A-Rivista: “A proposito, Mario, visto che ogni tanto ci si incontra e ti occupi sempre di arte, perché non ci contatti per fare di nuovo qualcosa per “A”? Come sempre, non si ingrassa il tuo patrimonio ma ne acquista la tua fama.” In effetti, anche se non per A, si ha notizia di un’iniziativa successiva di Castellani a fianco degli anarchici milanesi. Nella primavera 1986 si è tenuto a Milano, nella sede anarchica di viale Monza 255, un laboratorio artistico e uno spettacolo teatrale organizzati dal Centro studi libertari / Archivio G. Pinelli di Milano: Re Ubu a Chernobyl, ovvero da Pinelli all’apocalisse, viaggio di gruppo con Enrico Baj tra mostri ordinari e straordinari. Sotto la “guida” di Enrico Baj, una decina di persone hanno collaborato a un’opera collettiva che si proponeva “di comunicare l’orrore e il rifiuto dei mostri e delle mostruosità della nostra vita quotidiana e dell’apocalittica pericolosità del Potere. Un Potere universale, ecumenicamente stupido e irresponsabile che sovverte l’uomo, ponendolo in contrasto con la natura”. Così Enrico Baj, gran patafisico, riassunse il senso dello spettacolo “Re Ubu a Chernobyl” (e del laboratorio): “Cristo capovolto, ovvero l’uomo che cade, ovvero Pinelli. E le sue figlie. E poi i generali, poliziotti, mostri, cagacazzi, mangiabambini, figure dell’Apocalisse, ossessioni, macchie nere, ghirigori, spirali, Re Ubu e Madre Ubu. E finalmente l’Incarnazione e l’Ascensione di Ubu nei cieli di patamerdra. Con grande immediatezza e felicità creativa abbiamo ritagliato nel legno le sagome di tutte queste figurazioni. Poi le abbiamo dipinte: io, Gianni, Amedeo, Mario, Marina, Anna, Luca, e col colore esorcizzammo il mostro e lo ricacciammo nella caverna dei petroli. Jarry, Picabia, Boris Vian e Marcel Duchamps discesero le scale per partecipare alla festa”. I partecipanti al laboratorio, oltre a Baj, furono: Gianni Bertolo / Luca Bertolo / Mario Castellani / Anna Monis / Marilena Osnaghi / Antonella Padovese / Marina Padovese / Mario Mattia Giorgetti e Claudia Lawrence (rispettivamente regista e scenografa di “Re Ubu a Chernobyl”.) Al Circolo Carlo Vanza Mario Castellani ha donato la collezione delle diverse copertine realizzate per “A” che sono esposte in permanenza nella sede di Bellinzona. Nello specifico, si tratta dei numeri XIV 9, dicembre/gennaio 1984/85, XV 1, febbraio 1985, XV 6, agosto-settembre 1985, XV 7, ottobre 1985 e 16, 3 aprile 1986.

I disegni “Sulla strada

La serie di disegni «Appunti dal romanzo di Jack Kerouac “Sulla strada”» è stata realizzata nell’agosto 2002 e consta di complessivamente 14 tavole (compresa una tavola introduttiva e una esplicativa). In quest’ultima, l’artista espone una sua lettura di Kerouac e illustra l’opera.

«Jack Kerouac (1922 – 1969) scrittore statunitense della beat generation è l’autore del libro di culto “sulla strada” edito nel 1957. Il romanzo, scritto in tre settimane su un lungo rotolo di carta per telescriventi, è un lungo viaggio sulle strade infinite degli Stati Uniti, da New York ad ovest verso la California e a sud verso il Messico. Si tratta di un viaggio verso il niente, dove la meta è un pretesto per andare, muoversi alla ricerca del proprio io interiore corroso dall’ansia di vivere accompagnati dalla voglia inconscia di ribellarsi e di cercare un’appartenenza che nell’amicizia trova un punto fermo nel panorama giovanile di quegli anni.
In omaggio all’opera di Kerouac ho realizzato nel 2002 dodici disegni a matita colorata, commento visivo di altrettanti passi del romanzo attraverso i paesaggi che disegnano la geografia segreta del viaggio dell’autore, con i molteplici e cangianti aspetti di un viaggio pittorico esistenziale di un’America metafisica e surreale, dove la “perla” della felicità forse ci attende, come un’utopia o un miraggio, alla fine della lunga strada, una perla che di volta in volta si trasforma, preziosa sfera di perfezione, in luna piena o in palla infuocata di sole.»

Anche questa donazione, già presentata al pubblico nella sede locarnese del Circolo il 5 aprile 2014, sarà esposta permanentemente presso la sede del circolo in Via Convento. Starà poi allo spettatore attribuire a ciascun disegno la colonna sonora immaginata da Kerouac, a partire da Peggy Lee fino a Miles Davis, Lionel Hampton (al quale non ho mai perdonato di aver suonato per Nixon e pubblicato il disco “We need Nixon”), Stick McGhee, George Shearing, Count Basie e Perez Prado.

Successivamente ai disegni omaggio di Kerouac ha realizzato una serie di disegni a commento visivo del romanzo di José Saramago “Il viaggio dell’elefante” e una serie di acquerelli descrittivi il romanzo di Joseph Conrad “Cuore di tenebra”. Parte dei suoi lavori, fino al 2010, sono visibili al suo sito http://www.castellani.ch mentre quelli aggiornati sono visibili alla sua pagina di facebook “mario castellani artista”.

di Peter

Bollettino: Bollettino 17

Bakunin e il Lago Maggiore

(Bollettino del Circolo Carlo Vanza 17/2020)

Nel repertorio internazionale della musica leggera sentimentale esiste una canzone dal titolo Le Lac Majeur, interpretata da Mort Shuman, di cui corre voce che conterrebbe allusioni, invero poco evidenti, a Bakunin. Jean-Christophe Angaut, dell’Atelier de Creation Libertaire, ha voluto approfondire la questione nel 2015. Seguiamolo nelle sue indagini. “Per prima cosa, ho scoperto che l’autore della canzone è Étienne Roda-Gil, il che è un indizio. In effetti, quest’ultimo può essere considerato in qualche modo uno dei nostri”. Figlio di anarchici spagnoli (il padre faceva parte della Colonna Durruti), in gioventù è stato lui stesso militante libertario prima di diventare il celebre paroliere di Julien Clerc, ma anche di France Gall, Claude François, Johnny Hallyday, Vanessa Paradis, Cocciante e traduttore di Branduardi. Attivo dapprima in seno alla Federazione iberica delle gioventù libertarie in esilio, quindi nel comitato in favore di Delgado e Granado, negli anni 1966-1967 frequenta le riunioni dell’Internazionale Situazionista per poi partecipare alla fondazione delle Jeunesses anarchistes commmunistes. Il 10 maggio 1968 è tra gli ultimi difensori delle barricate in Rue Thouin, quindi si impegnò nella fondazione delle Jeunesses syndicalistes révolutionnaires che pubblicavano il giornale Action Directe. Anche in seguito ha continuato a partecipare alle manifestazioni del Primo Maggio organizzate a Parigi dalla CNT ed si è fatto promotore di numerosi gala di solidarietà, finanziando attività di movimento e iniziative culturali come la realizzazione del film Otro futuro e del disco Pour en finir avec le travail. All’insegna del motto “Ni dieu ni maître” ha pubblicato nel 1999 la raccolta di testi “Paroles libertaires” con illustrazioni di Ricardo Mosner. D’altronde, lo stesso Roda-Gil è autore di una tra le più conosciute canzoni anarchiche in lingua francese in omaggio all’insurrezione machnovista in Ucraina nel 1918-1921, La Makhnovtchina, interpretata tra altri da Serge Utgé-Royo, anche lui militante anarchico, tipografo, sindacalista CGT e noto compositore e interprete della canzone libertaria, amico di André Bösiger, e dai René Binamé.

Un secondo indizio risulterebbe per Jean-Christophe Angaut dalla presenza di Bakunin sulle sponde del Verbano: “Esiste in effetti un legame tra Bakunin e il Lago Maggiore, dove il rivoluzionario russo ha soggiornato dall’ottobre del 1869 al luglio del 1874, dapprima a Locarno e poi alla Baronata a Minusio.” [Vedi a questo proposito il Bollettino del CCV n. 9, novembre 2013]. È però vero che se un paroliere con un vissuto anarchico scrive una canzone sul Lago Maggiore ciò ancora non significa che nella canzone voglia fare riferimento a Bakunin, anche se quest’ultimo ha soggiornato per 5 anni nella regione. A questo punto, occorre chiedere lumi direttamente al testo della canzone che però “come spesso è il caso quando si tratta di canzoni di Roda-Gil, non ha esattamente un senso manifesto (credo di ricordarmi che Julien Clerc abbia dichiarato che talvolta interpretava le sue canzoni senza capire nulla di ciò che cantava)”. Ma veniamo al testo della canzone:

Il neige sur le lac Majeur
Les oiseaux-lyre sont en pleurs
Et le pauvre vin italien
S’est habillé de paille pour rien …
Des enfants crient de bonheur
Et ils répandent la terreur
En glissades et bombardements
C’est de leur âge et de leur temps
J’ai tout oublié du bonheur
Il neige sur le lac Majeur
J’ai tout oublié du bonheur
Il neige sur le lac Majeur

Voilà de nouveaux gladiateurs
Et on dit que le cirque meurt
Et le pauvre sang italien
Coule beaucoup et pour rien…
Il neige sur le lac Majeur
Les oiseaux-lyre sont en pleurs
J’entends comme un moteur
C’est le bateau de cinq heures
J’ai tout oublié du bonheur
Il neige sur le lac Majeur
J’ai tout oublié du bonheur
Il neige sur le lac Majeur

Nella versione italiana interpretata in primis da Wess (Il Lago Maggiore,1973), per mano di Claudio Daiano le liriche sono diventate (con qualche variazione) queste:

Poi la guerra arrivò e addio sogni, addio amore
la mia infanzia se ne andò
come la paglia bruciò
nessuno potrà più dormire
non c’è vita sul lago Maggiore

Nevica sul lago Maggiore
i cigni non san più volare
la mia infanzia se ne andò
come la paglia così bruciò

L’estate con te ad occhi nudi
cercare le stelle ed i pianeti
poi la guerra arrivò e addio sogni, addio amore

Nessuno potrà più scordare
nevica sul lago Maggiore
nessuno potrà più dormire
non c’è vita sul lago Maggiore

. . . . . .

Ragazzo no, non tremare
t’insegnerò a sparare
nel fosso c’è un vecchio che
ha un fiore rosso su di sé

Nevica sul lago Maggiore
i cigni non san più volare
il battello se ne va
ma il ricordo resterà

Nessuno potrà più scordare nevica sul lago Maggiore
nessuno potrà più dormire
non c’è vita sul lago Maggiore

Davvero difficile, partendo dal testo, individuare riferimenti a Bakunin. Qui però, continua Jean-Christophe Angaut, viene in soccorso alla tesi che la canzone farebbe allusione a «un celebre aneddoto della vita di Bakunin» (per esempio riportata qui: http://www.liberation.fr/culture/1999/02/27/les-copains-debord_266076> di Hélène Hazera) una testimonianza di peso: “In un libro in inglese su Mort Shuman (Graham Vickers, /Pomus & Shuman: Hitmakers Together and Apart/) ho trovato la seguente spiegazione fornita dallo stesso Mort Shuman: «il germe iniziale dell’ispirazione della canzone di Roda-Gil era un aneddoto a proposito di Bakunin che avrebbe sottratto tutti i proventi raccolti per un congresso di partito a Mosca e avrebbe portato sua moglie sulle rive del Lago Maggiore dove fece fare grandi fuochi d’artificio in suo onore che hanno suggerito a Roda-Gil l’immagine della neve che cade sull’acqua». Perché, al di là degli aspetti fantasiosi, come l’inesistente congresso a Mosca di un inesistente partito e ancor più inesistenti proventi, Mortimer Shuman è importante? Perché Shuman è il compositore e l’interprete in francese della canzone in questione,n. 1 in Francia nel 1972. Nel 2015, hanno effettuato una ricerca su questo argomento anche le Biblioteche municipali della città di Losanna. Ecco cosa hanno scoperto: in una compilation di Mortimer Shuman dal titolo “Mort Shuman, ses plus belles chansons” Mort Shuman commenta brevemente ogni canzone dell’album. Per “Le lac Majeur” scrive: “Etienne Roda-Gil a eu l’idée d’écrire le lac majeur en se rappelant l’histoire de Bakounine s’échappant avec la caisse de son parti. Il s’offrit un voyage de noce en Italie et fit donner à sa femme un grand feu d’artifice”. La Radiotelevisione Svizzera (RTS) ha dedicato l’emissione del programma “Voix au chapitre” del 18 aprile 1974 a Etienne Roda-Gil. Al 34° minuto, Mort Shuman precisa ancora una volta che “la neige sur le lac Majeur n’était pas de la neige mais un feu d’artifice géant offert à sa femme”. Orbene, se è pur vero che la fantasia qui vola, la storia ha tuttavia un fondo di verità sul quale l’interprete ha evidentemente ricamato a partire dalle informazioni fornite dal paroliere. L’aneddoto dei fuochi d’artificio è in effetti documentato e raccontato citando una fonte inoppugnabile da James Guillaume in L’Internazionale. Documenti e ricordi, terzo tomo, 5a parte, cap. 8 (Centro Studi Libertari Camillo Di Sciullo, Chieti 2004, p. 316 [Disponibile al Circolo CarloVanza]):

“Fu il 13 luglio che la signora Bakunin giunse alla Baronata coi suoi tre figli e il vecchio padre. Ross era andato a prenderli a Milano. La note quotidiane di Bakunin, che vanno dal 13 luglio al 13 ottobre 1874, dicono: «Lunedì 13. Arrivo di Antonia, che Ross, partito ieri domenica, ha incontrato a Milano, con tutta la sua famiglia, papà e figli. Arrivati alle undici e mezzo. Entusiasti. Sera luminarie e fuochi artificiali, organizzati da Cerruti. La sera tardi arriva Carlo Cafiero.» Cafiero ritornava da Barletta, portando le ultime briciole della sua fortuna dilapidata e dopo aver fatto serie riflessioni. L’indomani, da parte sua, la signora Bakunin riferiva al marito le voci che correvano in Italia e che le aveva comunicato Gambuzzi: si diceva che Bakunin sfruttava la fiducia e l’inesperienza di Cafiero e che abusava della sua generosa amicizia per rovinarlo.”

Partendo da questi presupposti, si potrebbe allora anche immaginare che questi bambini che gridano per la felicità sono quelli che accompagnano Antonia al ritorno dall’Italia. Ma che ci fa l’uccello lira al Lago Maggiore: un’allusione al Compito in classe di Prévert? Invece, il povero sangue italiano che scorre invano, sarà quello dei rivoluzionari italiani compagni di Bakunin che, proprio nei giorni dei fuochi d’artificio si preparavano, invano appunto, a lanciare un movimento insurrezionale in tutta la penisola. In effetti, la drammaticità della canzone, non dà molto spazio alla lettura del testo come evocazione di un gesto frivolo. Vi si percepisce piuttosto un clima simile a quello che traspare da un film come Deutschland in Herbst, o forse Blow-Up, con la cenere che cade come i frammenti di un sogno infranto (Bakunin a Bologna) ma sono solo sensazioni.

“Teniamo però anche presente che la canzone è stata scritta all’inizio degli anni settanta, e allora perché non leggervi un’allusione ai movimenti rivoluzionari italiani dell’epoca? “ si chiede, al termine della sua ricerca, ancora Jean-Christophe Angaut.

Esiste però anche una bizzarra divergenza interpretativa della canzone: in Italia, infatti, il testo è considerato un’evocazione dell’eccidio di Meina, una strage nazista di ebrei perpetrata proprio sulle sponde del Verbano nell’autunno del 1943, la prima avvenuta in Italia e la seconda per numero di vittime (almeno 57 accertate) dopo quella delle fosse Ardeatine. Certo, il testo di Claudio Daiano (vedi sopra) è molto diverso dall’originale e agevola l’accostamento al massacro nazista, ma per avere una certezza dell’intenzione bisognerebbe chiedere a lui.

di Jean-Christophe Angaut e Peter

Bollettino: Bollettino 17

Una curiosita' nell’emeroteca del Circolo

(Bollettino del Circolo Carlo Vanza 16/2019)

Tra i giornali e le riviste anarchiche depositate al Circolo spicca una rivista tedesca, il Volkswohl” [ ossia Bene del popolo o bene pubblico, ma anche benessere del popolo o salute del popolo] che anarchica non è ma desta curiosità per diversi aspetti, fra cui il fatto che come editrice responsabile figura una donna (nel 1885), che il sottotitolo recita “Rivista illustrata per tutte le riforme volte a migliorare le condizioni sociali”, che dedica una specifica attenzione alla condizione operaia, che mira all’emancipazione femminile e, non da ultimo, che la redattrice è stata attiva al Monte Verità di Ascona dove muore il 5 novembre o il 13 dicembre 1917. Il 5 maggio 2017, Sara Flaadt Camponovo ne traccia sul sito dell’Archivio Donne Ticino un profilo biografico, Anna Fischer-Dückelman (1856-1917), da cui ricaviamo tra l’altro le seguenti informazioni. Dopo l’esperienza editoriale, Anna Fischer-Dückelman decide di studiare medicina. Siccome in Germania l’iscrizione alla facoltà di medicina era preclusa alle donne, nel 1889 si trasferisce a Zurigo dove si laurea. Conosciuta in Germania per i suoi scritti nel campo della salute femminile e come sostenitrice dei diritti delle donne, la Fischer-Dückelmann fu una delle più note donne medico della Germania imperiale. Tra le sue opere, la più famosa è La donna, medico di casa che raggiunse una tiratura di milioni di copie. Meno noto, ma altrettanto importante, fu il libro La vita sessuale della donna, che si rivolgeva ad un pubblico femminile nell’intento di favorirne l’emancipazione tramite la conoscenza. Si trasferisce ad Ascona nel 1913 dove, secondo Robert Landmann 1) assunse per un certo periodo la direzione commerciale del Sanatorio dell’amica Ida Hofmann e di Henri Oedenkofen. Pare che cercò soprattutto di mitigare il rigore della dieta originale. Stranamente nel catalogo di Harald Szeemann dedicato al Monte Verità non v’è alcuna menzione della presenza di Anna Fischer-Dückelmann al Monte Verità. Al CCV disponiamo della prima annata completa e rilegata dell’allora quindicinale “Das Volkswohl” (n.1, aprile 1885, n. 19 dicembre 1885). Verosimilmente, passato nel 1886 a settimanale, la rivista cessò le pubblicazioni nel corso di quello stesso anno. Un’altra curiosità: stando a Patrick Bochman [«Anna Fischer-Dückelmann. Ärztin, Naturheilkundlerin, Lebensreformerin?]» la rivista sarebbe assolutamente introvabile in Europa e ne rimarrebbe traccia (forse solo della seconda annata) unicamente presso l’US National Library of Medicine, Washington DC.

1) Robert Landmann: Ascona – Monte Verità. Auf der Suche nach dem Paradies. Von Ursula Wiese überarbeitete und ergänzte Ausgabe, unter Mitarbeit von Doris Hasenfratz. Neu herausgegeben mit einem Nachwort versehen von Martin Dreyfuss. Frauenfeld, Stuttgart, Wien 2000. p. 142 segg.):

In erster Linie galt es, die wachsende Unzufriedenheit der Gäste zu beseitigen. Es hatten sich Klagen angehäuft über die Bevormundung der Sanatoriumsbesucher und die unzulängliche Verpflegung. Die ausschliessliche Rohkost, das Essen aus der Tüte und die Oedenkovenschen Verordnungen waren schon lange nicht mehr nach dem Geschmack des zahlungskräftigen Publikums. Frau Fischer-Dückelmann räumte mit allen unbeliebten Einrichtungen auf. Vor allem ließ sie richtiges Restaurationsessen kochen.

di Peter

Bollettino: Bollettino 16

La strage di Stato del 1969 e il movimento anarchico in Svizzera all’inizio degli anni Settanta

Al cospetto dell’enormità dei fatti e della mobilitazione in Italia, sorprende soprattutto la debole reazione in Svizzera. Certo, a tale distanza di tempo è difficile ricostruire, se ci sono state, le iniziative locali o di minore impatto mediatico come, per esempio, volantinaggi isolati, lettere ai giornali o scritte sui muri. Durante i primi anni del secondo dopoguerra, il movimento anarchico appare notevolmente indebolito. Scompaiono noti esponenti dell’anarchismo in Svizzera come Luigi Bertoni e l’ “anarchico e socialista” Fritz Brupbacher (il che non fu certo l’unica causa) e a livello sociale il “miracolo economico” incantava più di quanto non seducesse la prospettiva di una società senza padroni. Resisteva a Basilea Heiner Koechlin, che durante la guerra aveva già pubblicato un foglio clandestino, “Das Zirkular”, seguito dai “Blätter für freiheitlichen Sozialismus” fino al 1946. Ma nel 1968 e anche già prima (1), con l’antifranchismo e le lotte per la libertà in Spagna, il movimento si ridesta. I “vecchi anarchici” però non dispongono più di organi di stampa e i nuovi giornali, salvo qualche isolata eccezione come l’effimero “Das Tau” di Zurigo o “Le Réveil Anarchiste” a Ginevra (2), appariranno solo nel 1970 o più avanti. ( 3). Non v’è quindi da stupirsi che il ruolo più importante a livello di controinformazione su Pinelli e Valpreda sia stato svolto dal quotidiano socialista ticinese “Libera Stampa”.

Già il 24 dicembre 1969 esce un pezzo a firma Giulio Seniga dal titolo “Quando gli anarchici erano socialisti”. Seniga era un personaggio di spicco della dissidenza comunista in Italia. Partigiano e delegato di fabbrica milita dapprima nel PC. Nel 1954, in disaccordo con la linea e la gestione politica di Togliatti, si dimette da ogni incarico. Nei mesi successivi prende contatto con militanti dissidenti del PCI critici dello stalinismo e fa parte del nucleo fondatore del movimento di Azione comunista. La sua attività pubblicistica, prevalentemente su periodici socialisti, è intensa. Nei primi anni Sessanta fonda la casa editrice Azione Comune, nel 1961 e nel 1973 pubblica i libri “Togliatti e Stalin” (1961) e “Bagaglio che scotta” (1973). Considerato “socialista libertario”, stringe una solida amicizia con Pier Carlo Masini. Il suo articolo su Libera Stampa privo di velleità forcaiole pur ingeneroso nei confronti delle nuove componenti del movimento inizia specificando che “gli anarchici, quelli veri (quelli, tanto per intenderci, che al congresso di Carrara dell’agosto 1968, hanno dato sulla voce ai vari Cohn Bendit, dicendo loro che erano stufi di fare la rivoluzione per quelli che sarebbero poi venuti a metterli in galera o magari a fucilarli, come già era capitato ai marinai di Kronstadt, agli anarchici spagnoli, a Berneri, Nin, ecc. ecc.), oggi come ieri sono i primi a disapprovare e condannare il terrorismo e la violenza come mezzo di lotta per il trionfo dell’idea.”

In riferimento all’eccidio del Diana (attentato dinamitardo al Kursaal Diana a Milano il 23 marzo 1921 che causò 21 morti e molti feriti, per il quale vennero condannati alcuni anarchici che avrebbero voluto colpire il questore fascista) Seniga cita l’anarchico Gigi Damiani che aveva dichiarato: “ È mio fermo convincimento che fu la polizia a condurre per mano gli esacerbati terroristi fino davanti alle griglie del Teatro Diana. (…) Io, già lo ebbi a dire altre volte, e cominciai col dirlo al giudice istruttore: quell’attentato va annoverato fra i delitti di Stato”( 4). L’articolo prosegue con una lunga citazione di Malatesta in cui questo esponente della “componente anarchica del movimento operaio” evoca “l’immenso terreno comune che noi abbiamo con i socialisti nella lotta contro il governo e contro i capitalisti, e credo che potremmo e dovremmo trovarci d’accordo nelle Leghe di resistenza in tutte le agitazioni economiche e proletarie (…)”. Ma se questo è il pensiero a cui è ispirato Pinelli, nel frattempo – prosegue Seniga – sarebbero emersi gruppi e gruppetti all’insegna del neoanarchismo, “fatti di gente di poche letture, di molte bardature, e non privi di quel contorno salottiero che mescola la rivoluzione col sesso, l’ideale coll’isterismo, tutte deformazioni psicopatologiche che hanno nulla a che fare coll’ideale anarchico e che alla fine possono produrre infantili propositi di terrorismo e di giustizialismo punitivo ed anche criminale.” Seniga conclude il suo lungo articolo ricordando come in questo mese “abbiamo partecipato, con la commozione che si può immaginare, a ben tre funerali che erano altrettante manifestazioni politiche, prima il povero Annarumma [celerino rimasto ucciso in circostanze poco chiare durante un attacco della polizia a una manifestazione indetta dall’Unione dei Comunisti Italiani (marxisti-leninisti) e dal Movimento Studentesco], figlio di braccianti, poi le vittime dell’eccidio di Piazza Fontana, oggi quello del ferroviere Giuseppe Pinelli. Che dire di quest’ultima morte di cui tanto si mormora? Non siamo noi gli inquirenti [ma non vogliamo dimenticare] la quindicesima vittima [a quel momento, le vittime della bomba erano ancora 14] di quell’orribile attentato, che ha travolto, insieme alle altre, la famiglia di Giuseppe Pinelli, operaio-ferroviere ed anarchico.” In un successivo articolo del 28 agosto 1970, sempre su Libera Stampa, dal titolo “Dal governo Rumor all’autocritica del PCI”, ancora Seniga esprime le seguenti considerazioni: “Il 16 dicembre del 1969, all’ora che non si sa, “vola” da una finestra e muore “suicidato” l’anarchico Giuseppe Pinelli, anni 41, operaio ferroviere e sindacalista della CGIL. Tutto sembra precipitare nelle tenebre più nere! La componente anarchica del movimento operaio che, con precisi riferimenti all’eccidio del Diana, era stata indicata attraverso una massiccia campagna di stampa, come unica matrice del terrorismo “bombardiere”, con la morte di Pinelli diventa di colpo il capro espiatorio, politico e psicologico, del più torbido criminale complotto della storia del nostro paese. I fascisti e gli invisibili congiurati son salvi, sugli anarchici e sui rossi il marchio dell’infamia!”. In concomitanza con l’inizio del processo per la strage di Piazza Fontana a Catanzaro, il 29 gennaio 1977, su Libera Stampa, G.T. mette i puntini sulle i chiedendosi nell’articolo “Basterebbe un po’ di buona volontà”: “Perché dunque lo Stato si ostina a voler nascondere la verità? Certo è difficile fare un processo a se stessi…”. Dal 10 febbraio 1977 fino al 5 gennaio 1978 inizia una collaborazione di Pietro Valpreda con Libera Stampa che il giornale presenta con queste parole: “A riapertura avvenuta del processo, Libera Stampa ha chiesto al compagno anarchico Pietro Valpreda di commentare gli avvenimenti verificatisi nel corso delle prime udienze.” In realtà Valpreda commenterà gli sviluppi del processo per quasi un anno a scadenze più o meno settimanali.

1971 LETTERA DAL CARCERE

Come dicevamo, i documenti rintracciati prodotti dagli anarchici sulla strage di Stato e su Pinelli sono molto scarsi e piuttosto tardivi. Il primo documento rinvenuto è uno stampato di 4 pagine dal titolo “Lettre envoyée clandestinement de la prison de San Vittore (Milan) par les camarades emprisonnés depuis avril 1969 sous l’inculpation d’attentats terroristes [texte imprimé] /Angelo Della Savia; Roberto Mander; Tito Pulsinelli; Pietro Valpreda. – Genève: Roc 1971. Il documento è conservato al CIRA di Losanna.

1972 “ VALPREDA È INNOCENTE/VALPREDA EST INNOCENT”

Questo volantino (pubblicato in italiano e francese e diffuso nella Svizzera romanda) risale al 1972 e ha come titolo “Valpreda è innocente”. Si tratta di un appello al sostegno del Comitato di aiuto a Valpreda e Compagni a cura delle Federazioni anarchiche della Svizzera. Il volantino evoca i fatti di Piazza Fontana, rivendica l’innocenza di Valpreda e ricorda la “defenestrazione” di Pinelli. Il raro documento è consultabile al CCV (5).

1973 LE 3 VERSIONI DELLA POLIZIA SULLA MORTE DI G. PINELLI

Venerdì 14 dicembre 1973, il “Gruppo di cultura e propaganda anarchica” e il “Gruppo James Guillaume” [editore a Zurigo del periodico “Anarchistische Blätter tra il 1971 e il 1978] annunciano la proiezione al Centro di quartiere di Hegibach della pellicola “Le 3 versioni della polizia sulla morte di G. Pinelli con Gian Maria Volonté” [Documenti su Giuseppe Pinelli, 1970, composto da due parti, “Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli” e “Giuseppe Pinelli”, dirette rispettivamente da Elio Petri e Nelo Risi. Il progetto prese il via per mano del “Comitato cineasti contro la repressione”, un gruppo messo su da Petri con lo sceneggiatore Ugo Pirro, all’indomani della strage di Piazza Fontana, mentre la polizia si accaniva contro i gruppi extraparlamentari].

1974 (?) PER IL PRIMO MAGGIO, VOLANTINO

In questo volantino del Gruppo anarchico James Guillaume di Zurigo “contro il potere del capitale, dello stato e della chiesta: la rivoluzione sociale per un socialismo libero e anarchico, per l’autogestione e l’azione diretta” sono ricordati i crimini di stato: “la strage di stato, gli assassinii di Pinelli, Serantini, Puig Antich e altri compagni rivoluzionari del Cile, della Spagna, del Portogallo, della Grecia, del Perù, dell’Argentina, del Brasile, dell’URSS…”

1974 (?) LOTTA AL FASCISMO

Questo volantino bilingue tedesco e italiano, presumibilmente del 1974, che pur non menzionando espressamente Piazza Fontana evoca le bombe sui treni, è un appello a combattere il fascismo in relazione all’apertura di una sede dei fascisti Comitati Tricolore e patronato ENAS dell’MSI. È firmato tra molti altri da “Voce operaia – Gruppo anarchico”.(5)

1974 ESPOSIZIONE A GINEVRA

Nel mese di ottobre del 1974 viene esposta a Ginevra l’opera dell’artista Enrico Baj dal titolo “I funerali dell’anarchico Pinelli.”

Negli decenni successivi, soprattutto in Ticino, vi sono stati altri importanti momenti dedicati alla memoria di Pinelli tra cui la serie di quadri dell’artista Gianluigi Bellei dedicati a Pinelli, il suo “francobollo per Giuseppe Pinelli” e naturalmente l’esposizione dell’opera di Enrico Baj “I funerali dell’anarchico Pinelli” a Locarno.

Tutte queste iniziative sono documentate al CCV. Siamo grati ai lettori del “Bollettino” per ogni ulteriore segnalazione di documenti o iniziative pertinenti che ci fossero sfuggiti.

NOTE

(1) Nel 1957 nasce il Centre International de recherches sur l’anarchisme (CIRA) dapprima a Ginevra, poi a Losanna. Dal 1959 pubblica annualmente un “Bulletin”. Alla fine degli anni 1960 e all’inizio degli anni 1970 fu luogo d’incontro di numerosi compagni provenienti da tutto il mondo.
(2) Le Réveil anarchiste e Il Risveglio anarchico, dopo la morte di Bertoni (febbraio 1947) ha avuto una certa continuità a Ginevra: dal 1947 al 1957, poi dal 1957 al 1960 (entrambi bilingue). La testata verrà ripresa solo in francese nel 1968-69 ed in seguito dal 1979 al 1983.
(3) Negli anni 1970 vi fu un fiorire di pubblicazioni libertarie e anarchiche in tutta la Svizzera, tra cui Ma!, Akratie, Anarchistiche Blätter, Libertäre Blätter, Azione diretta, Information e Combat, APL, La Pillule, Combat non violent, Le Rebrousse-poil, La Diagonale, Alpenzeiger. Nel settembre 1972 a Saint Imier venne ricordato il centenario dell’Internazionale antiautoritaria in cui venne ricordato anche il “suicidio” di Pinelli .Cfr. Marianne Enckell, Quarant’anni fa a Saint-Imier dagli archivi del CIRA, Bollettino Archivio G. Pinelli, n. 38, dicembre 2011, p. 36-40.
(4) Giuseppe Mariani, Memorie di un ex-terrorista, Torino 1953, p. 5
(5) L’autore del volantino, Gianpiero Bottinelli, ricorda: “Nel 1972, allora residente a Losanna, al CIRA con “una matrice” a inchiostro proprio nella sede, avevo stampato sia in francese che in italiano (con l’aiuto di Marie-Christine Mikailow per la traduzione in francese) tre centinaia di volantini su “Valpreda innocente” poi diffusi soprattutto a Losanna-Ginevra. Ricordo ancora che in un simposio a Losanna sulla Prima Internazionale (alla presenza “importante” del destroso prof. Freymond….) avevo diffuso questo volantino e che all’uscita alcuni giornalisti vollero sapere il significato di questa Federazione/Fédération: ovviamente risposi picche. In effetti… non esistevano per niente le “Federazioni anarchiche della Svizzera”.

 

di Peter Schrembs
(con un ringraziamento particolare a Marianne Enckell del CIRA di Losanna e a Gianpiero Bottinelli)

Bollettino: Bollettino 16

Ticino e Svizzera anni 70, la contestazione in fabbrica e della fabbrica

(Bollettino del Circolo Carlo Vanza 15/2018)

Non tutte le agitazioni, mobilitazioni, manifestazioni e scioperi dei lavoratori in Ticino e in Svizzera negli anni Settanta sono documentati con materiale d’epoca (soprattutto ritagli di giornale, volantini e altri documenti coevi) al Circolo Carlo Vanza (CCV). Mancano per esempio in archivio documenti concernenti i primi scioperi in Ticino e in Svizzera a partire dal 1967-1968 di cui si ha testimonianza, ad esempio quello del 1967 nella fabbrica di bottigliette Verreries Mignons di Chiasso, oppure lo sciopero alla vetreria Haefeli che risulta documentato solo in un opuscolo, peraltro disponibile al CCV (Arnold, Rita et al., “Das Glas geht zum Haefeli bis es bricht: Darum streiken wir”, Sarnen 1979) e in Azione Diretta 45 (1979), quello alla Robert Peter di Ligornetto ( 1977) e numerosi altri. Informazioni su queste lotte sono contenute per esempio nelle “cronache sovversive” di Azione Diretta; in AAVV, Lotte operaie in Svizzera 1945-1973, Nuovi Editori Padova 1975; AAVV, Suisse en mouvement, Editions d’En Bas, Lausanne 1981; Arbeitsgruppe für Geschichte der Arbeiterbewegung Zürich, Schweizerische Arbeiterbewegung, Limmat Verlag Zurigo, 1989; Frédérich Deshusses [archivista al Centre international de recherches sur l’anarchisme (CIRA-Lausanne) dal 2007 al 2013], Grèves et contestations ouvrières en Suisse, 1969-1979, Lausanne, Genève, Éditions d’en bas & Archives contestataires; 2014 Rainer Thomann, Arbeiterwiderstand, Direkte Aktion 222 2014, presenti al circolo salvo gli ultimi due, e ovviamente in altri volumi dedicati al movimento operaio e sindacale. Negli anni Settanta, la Svizzera è stata in effetti teatro di un’ondata di scioperi considerevole, se si tiene conto che si registrano da tre a quattro volte più scioperi in questo periodo che nel decennio precedente e in quello seguente. Molte di queste lotte erano inoltre condotte in forma autonoma, senza appoggio sindacale o addirittura contro il volere e il parere di determinate burocrazie sindacali. In Ticino, dove la presenza di lavoratori italiani era elevata, le prime lotte operaie del periodo in rassegna furono inizialmente più intense, poi si estesero a Ginevra, dove erano occupati molti spagnoli, ed infine nella regione di Zurigo con il movimento delle casse pensione.

Il primo sciopero (con occupazione della fabbrica e picchetti) documentato (con 2 ritagli di giornale) al CCV nella sezione d’archivio INDUSTRIE E MOVIMENTO OPERAIO [classatori rossi] risalente a questo periodo è quello alla fabbrica di penne a sfera Penrex di Mendrisio dove il personale riuscì a ottenere nell’agosto del 1968 la terza settimana di vacanze pagate senza l’obbligo di recupero al sabato. Gli scioperi della MATISA di Crissier, una fabbrica di macchine per la costruzione di binari di Crissier del luglio 1968, del 1976 e ancora del 1983 hanno rappresentato alcuni fra i momenti più notevoli di agitazioni autonome contro i licenziamenti e la “pace del lavoro” costringendo la riluttante Federazione degli operai metallurgici di sostenere uno sciopero selvaggio. La protesta operaia è documentata mediante ritagli d’epoca; Azione Diretta le ha dedicato la copertina del n. 8 (1976). Sempre a Crissier, le maestranze occupano nel 1976 per tre giorni la fabbrica di mobili Service Immeuble SA.

Un caso ben noto terminato in una brutta sconfitta è quello della fabbrica di scarpe Savoy di Stabio dove gli operai scioperarono nel 1970 per tre settimane per il salario minimo garantito e contro il cottimo. Gli operai elessero una direzione autonoma dello sciopero. La lotta è documentata da alcune fotocopie di articoli di giornali sindacali, dal volantino “Sciopero nel Ticino” firmato Lotta di Classe e RSB Comitato per l’emigrazione Operai e Studenti nonché dal Progetto di documento per lo sciopero della Savoy – Movimento Giovanile Progressista, Bollettino interno 37, 29 ottobre 1970.

Una lotta operaia in una situazione che ha dell’incredibile è documentata mediante la fotocopia di un articolo apparso sul giornale comunista Vorwärts. Il 7 aprile 1969 entrano in sciopero i 24 lavoratori (di cui 19 frontalieri) occupati presso la LBC Penne a sfera di Caslano dopo che la direzione si era rimangiata la promessa di un adeguamento dei salari da fame (3 franchi all’ora per gli uomini e 2 per le donne) e aveva iniziato a licenziare chi non accettava il ricatto del contratto individuale. Siccome gli operai avevano organizzato un picchetto di vigilanza anticrumiri al cancello, i padroni (Tito Tettamanti e Giangiorgio Spiess) avevano chiamato la polizia che inviò sul posto il commissario Regazzoni che, citando “Libera Stampa”, il Vorwärts definisce “l’occhio vigile della polizia federale che il Primo Maggio stilava sempre un elenco dei partecipanti alla manifestazione”. Dai documenti al CCV non risulta purtroppo com’è finita quest’agitazione.

Lo sciopero autonomo, nel 1970, di 200 operai (stagionali spagnoli e italiani) all’impresa edile Murer SA di Ginevra per aumenti salariali e miglioramenti delle condizioni di alloggio, peraltro vittorioso, è stato caratterizzato da un’ampia mobilitazione e un’estesa solidarietà. Si tratta di una delle lotte di maggiore spicco di questo inizio decennio ma al CCV è documentato unicamente da un articolo del giornale “Vorwärts”; è però approfondita da Deshusses.

Una prassi vergognosa è stata messa in atto dalla polizia degli stranieri nei confronti di 39 lavoratori spagnoli dell’impresa edile Longhi + Christen di Stansstad che nel giugno del 1970 avevano organizzato uno sciopero contro il mancato pagamento delle indennità festive. Il giorno dopo sono stati espulsi dalla Svizzera verso la miseria e le persecuzioni nella Spagna franchista con sul passaporto il famigerato timbro della “doppia R”: espulsione dal Paese. Analoga sorte attende nel maggio del 1971, dopo un lungo sciopero, i 300 lavoratori spagnoli della Vaucher & Rey e altre ditte proprio, ironia della sorte, sul cantiere dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro di Ginevra. Poco dopo, uno sciopero autonomo di stagionali paralizza un cantiere della Sogecto sempre a Ginevra. La ditta ottempera immediatamente alle rivendicazioni. Pure spagnoli i 30 impiegati del ristorante Don Quijote di Ginevra che dopo 23 giorni di occupazione si sono visti riconoscere tutte le rivendicazioni.

Alla fine di febbraio del 1971 entrano in sciopero, rivendicando un aumento salariale del 10% per tutti, i 160 lavoratori, di cui tre quarti immigrati spagnoli della fabbrica di macchine tessili Verntissa a Ginevra. I sindacati, che avevano condotto le trattative al ribasso, sono stati sostituiti da un Comitato di sciopero autonomo. In solidarietà con i lavoratori della Verntissa, hanno proclamato un’astensione dal lavoro anche 200 di 300 operai della Hispano-Oerlikon, seguiti a ruota dai 500 lavoratori degli Ateliers des Charmilles. Dopo una settimana, lo sciopero dei metalmeccanici di Ginevra si è concluso con un successo, ossia il 9,5% di aumento salariale per tutti. Nel marzo 1971 scioperano anche 1000 lavoratori della Paillard per il pagamento delle gratifiche ottenendo qualche concessione. Decisamente meno positivo il risultato ottenuto nel 1971 alla Fabbrica di macchine Bobst SA, dove, come afferma nel suo volantino depositato al CCV l’Organizzazione dei Comunisti della Svizzera, “le rivendicazioni” dello sciopero contro il licenziamento di compagni considerati “agitatori” “non sono venute a capo, se tatticamente non è una vittoria, gli operai della Bobst non hanno scelto la sottomissione agli interessi degli sfruttatori” [il linguaggio è un po’ strano ma è il loro].

Nel giugno 1971, breve sciopero di solidarietà all’Arkina (acque minerali) di Yverdon con un operaio minacciato di licenziamento per aver aderito al sindacato. Per quanto concerne l’Albe (Mikron) di Agno sono disponibili al CCV (riguardo a questo periodo) solo pochi documenti: un ritaglio dal giornale Lotta di Classe 01/72 contenente un’autocritica di un intervento (“Sebbene intervenissimo da tempo sull’Albe non siamo stati in grado di prevedere queste mosse del padrone e non abbiamo saputo organizzare una risposta operaia immediata…”), un ritaglio del giornale Rosso 3/ gennaio 1974 sulla costituzione di una Commissione apprendisti e una nota che informa sull’avvenuto attentato all’auto e alla villa del direttore Bruno Piatesi con la comparsa delle scritte “Nessun licenziamento resterà impunito” e “Piatesi colpito dalla giustizia proletaria”. I danni sarebbero ammontati a circa 25’000 franchi.

Nel luglio del 1971 le operaie della fabbrica di camicie Fehlmann di Biasca proclamano due scioperi “selvaggi” contro l’introduzione del cottimo. L’agitazione è documentata da ritagli di giornale, da cui risulta anche uno squallido intervento di pompieraggio del sindacato OCST, mentre la FACA (sindacato dell’abbigliamento) puntualizza “Va rilevato che la delicata situazione alla Fehlmann S.A. è saldamente in mano ai sindacati, malgrado ripetuti tentativi di gruppi estremisti (Lotta di classe e PSA). Questi estremisti, peraltro estranei allo stabilimento, hanno infatti distribuito negli scorsi giorni vari volantini con i quali si invitava allo sciopero ad oltranza”.

Nell’ottobre del 1971 il giornale Volksrecht riporta la notizia dell’occupazione degli studi televisivi da parte dei registi e tecnici della TV della Svizzera romanda per rivendicare libertà d’espressione e ritmi di lavoro adatti a garantire la qualità dei programmi. Un esito abbastanza insolito per una breve astensione dal lavoro dei 100 dipendenti della Voigt & Co. di Romanshorn sempre nel 1971: il consiglio di amministrazione licenzia, anziché i lavoratori ribelli, l’inviso direttore, delegato del CA e contitolare. Insolita anche la categoria di dipendenti pubblici che minaccia lo sciopero per sottolineare delle rivendicazioni salariali (nell’aprile del 1971): la polizia di Zurigo. A Ginevra, invece, prima in sciopero i pompieri e poi i dipendenti della Aziende del traffico che inscenano nel settembre 1971 uno sciopero dello zelo non essendo stati interpellati per la stesura dell’orario invernale; nel 1970 i dipendenti statali del settore trasporti a Ginevra avevano già scioperato con successo per rivendicazioni salariali. Nell’agosto dello stesso anno, 100 operai dell’impresa edile Bagnoud di Vernier si astengono dal lavoro con successo per il pagamento delle quote padronali alla cassa di compensazione. Per quanto concerne il Ticino, è archiviato un volantino del Comitato provvisorio del fronte unito di lotta della scuola in vista di “un attacco generale al sistema capitalista” (27 aprile 1972).Il vittorioso sciopero del 1972 alla Monder, una piccola fabbrica di Stabio che produce fondi di cisterna e che ha visto gli operai protagonisti di un deciso picchettaggio del cancello con le proprie auto, è documentato dal giornale “Lotta di classe”.

Un’agitazione alla Aschmann & Scheller, tipografia zurighese, contro licenziamenti nel novembre 1972, con astensione dal lavoro, è attestato dalla “Zürcher AZ”. Questa mobilitazione era preceduta da un’agitazione alla Tipografia Orell Füssli di Zurigo a fine ottobre 1971. Nel 1975, scioperano invece i tipografi delle Edition Nagel a Ginevra (è disponibile la cronaca in tedesco) e nel 1977 i tipografi della TAT: in archivio è presente un ampio dossier sulla vicenda e un numero (il 2) del Giornale di lotta WUT 1978 della redazione della TAT pubblicato in seguito alla decisione della Migros di sopprimere il giornale.

In Ticino, il 14 febbraio del 1973 scioperano i disegnatori edili per una mezza giornata con corteo in città. Alcune rivendicazioni vengono soddisfatte. Nel 1973, Le Officine Bertoglio di Viganello, in cattive acque, non pagano i salari dovuti. Interviene il Partito Socialista Autonomo con un volantino “non facciamoci fregare da nessuno” rivendicando il pagamento degli arretrati, la buonuscita e le quote della cassa pensione mentre il Movimento Anarchico Pacifista diffonde un appello all’autogestione. I due volantini sono allegati alla documentazione al CCV. Sempre nel 1973, una manifestazione di protesta a Ginevra denuncia il licenziamento di militanti sindacali alla Sodeco.

La vicenda della Fabbrica Tappeti Ticinese (FATATI) di Quartino che produceva tappetini per automobili (Volvo e Saab principalmente) è stata seguita con grande interesse dalla stampa locale, politica (Rosso) e sindacale. È quindi piuttosto abbondante la documentazione sull’astensione dal lavoro di 2 ore e ½ del dicembre 1973 per ottenere la revoca licenziamento del Presidente della Commissione di fabbrica Treccani, risultato effettivamente raggiunto. Angelo Treccani era un prete operaio ribelle molto conosciuto all’epoca. A Quartino aveva tra l’altro fondato una comunità, la Comune 71 che accoglieva giovani provenienti da situazioni di emarginazione sociale, e perlomeno fino al 2017 era attivo in Venezuela dove gestisce (o gestiva) un rifugio per bambini abbandonati. Che potesse avere qualche guaio con il clero ticinese appare chiaro alla lettura di questa sua dichiarazione dello scorso anno: “La verità è che la chiesa è un po’ troppo istituzionalizzata. Dà tanta importanza alle regole e le usa per giudicare e dominare la gente. E poi è troppo ricca. Non esiste che un prete viva nelle comodità. E poi, basta con le discriminazioni. La Chiesa dovrebbe accettare il diverso. Un cristiano che rifiuta l’altro perché è diverso non può definirsi cristiano. Prendiamo l’esempio dei gay. Sono stati esclusi per secoli.” Della Fatati si torna a parlare negli anni dal 1991 al 1993 per una serie di vertenze salariali e, infine, la chiusura dello stabilimento (fonte: ritagli di giornale, prevalentemente La Regione). Tra l’altro la Fatati era nota come, diciamo così, “fabbrica dei sogni” poiché non pochi giovani della regione vi hanno lavorato qualche mese per raccogliere i soldi per il famoso viaggio in India. Le assunzioni erano abbastanza facili vista la nocività del lavoro (le colle) e la paga poco allettante per gli operai “regolari” indigeni.

Peter

Bollettino: Bollettino 15

Ticino anni 70, la contestazione a scuola e della scuola

(Bollettino del Circolo Carlo Vanza 14/2017)

Partiamo dalla scuola perché negli anni Settanta questa istituzione è stata un po’ al centro dell’attenzione per le espressioni di innovazione e sperimentazione, gli episodi di contestazione ma anche la repressione da parte del Dipartimento della pubblica educazione e della polizia [ticinese]. Premessa d’obbligo: il materiale che viene qui presentato rappresenta unicamente quanto fisicamente depositato al Circolo Carlo Vanza. Presso altri archivi (Archivio di Stato, Fondazione Pellegrini-Canevascini, Fondo Werner Carobbio) è reperibile ulteriore documentazione, segnatamente sulle contestazioni al Liceo di Lugano del 1973-74.

La presentazione potrà sembrare un po’ prolissa o eccessivamente dettagliata. L’idea di base è di rendere più facilmente accessibili “le scatole” e i “classatori” dell’archivio del Circolo indicando man mano con sufficiente precisione cosa contengono. Il rischio è altrimenti che la consultazione dei materiali depositati appare troppo ardua per invogliare qualcuno a metterci le mani, il che vanificherebbe gli sforzi di facilitazione della fruibilità che sta compiendo il Circolo. Per una mera conservazione, infatti, non occorre uno spazio pubblico: basterebbe un solaio o una cantina. Inoltre, con qualche testimonianza dell’epoca, si intende insufflare un po’ di vita alla carta.

Comunque: il materiale concernente il tema “scuola” è organizzato in due scatole tematiche e vari classatori a partire dal 1970. Nella prima scatola (Riforma della scuola anni ’70 – Movimento studentesco) è presente un documento “archeologico”, ossia un quaderno del 1962 della Federazione Goliardica Ticinese contenente gli atti del convegno di studi tenutosi a Lugano quell’anno con una relazione di Norberto Bobbio e due interventi che anticipano successivi sviluppi, ossia “dal folclore al sindacalismo studentesco” di Franco Cavalli e “Lo studente di fronte al rapporto politico-culturale nella realtà ticinese” di Guido Pult (poi collaboratore di Politica Nuova). Una prima serie di ciclostilati, raccolti in una mappetta, riguarda l’organizzazione studentesca al ginnasio di Locarno negli anni 1970-71. Un volantino concerne una vertenza che ha contrapposto il Plenum degli studenti alla Sezione Pedagogica. Il “Documento N1” esige in particolare dal Dipartimento della Pubblica Educazione “l’abbandono della abituale prassi verticistica” e la “consultazione della base”. Presumibilmente questa posizione, che si dipanerà come un filo rosso lungo tutti gli anni ’70 in tutti gli ordini di scuola, si ispirava a un documento, anch’esso presente, dell’11 settembre 1968 redatto dal Collegio dei direttori delle scuole professionali e indirizzato ai docenti delle scuole professionali e agli apprendisti in cui si propone l’istituzione di consigli scolastici paritetici di rappresentanza delle direzioni, dei docenti e degli apprendisti liberamente scelti e con potere deliberativo dato che “ognuno, docenti come allievi, ha il diritto di dare il proprio apporto alla gestione della scuola”. La mappetta contiene inoltre due versioni del “Regolamento del plenum degli studenti”, un invito a produrre un giornale di sede e una copia del 1° e del 2° numero del giornalino ciclostilato 3&14 (1969). Il secondo numero del giornalino apre con considerazioni sulla “contestazione nelle scuole ticinesi”, segue un’indagine sull’onere economico e i mezzi per “spodestare il ginnasio dal piedistallo di scuola privilegiata”, un’inchiesta sul film “Helga” (famoso all’epoca, è un documentario di educazione sessuale), un ritratto di Che Guevara e diverse recensioni cinematografiche a cura di Giancarlo Dillena, già direttore del Corriere del Ticino. Un “Gruppo d’azione studentesco – Ginnasio di Locarno” ha inoltre redatto nel maggio del 1971 un documento di 8 pagine per l’abolizione degli esami ispirato tra l’altro dagli scritti di Dino Origlia e Lucio Lombardo Radice. Nella stessa scatola, in una seconda mappetta, sono raccolti alcuni documenti concernenti il Liceo di Lugano, segnatamente un’analisi critica del “Collettivo scuola” dal titolo “Considerazioni sul progetto di scuola media” nonché un documento a firma “Commissione di studio sul problema del controllo delle assenze della IIB del Liceo di Lugano” (+ alcuni documenti annessi) mirante a “sostituire alla coercizione la libera scelta”, una Risoluzione del Collegio docenti del Ginnasio di Viganello sulla scuola media (marzo 1971), un comunicato del Movimento Studentesco sulla negata autorizzazione a partecipare a un processo contro alcuni obiettori di coscienza e un volantino di reclutamento soci dell’Unione Studentesca (di destra). Il materiale concernente il Movimento Studentesco raccolto comprende quello che a suo tempo veniva chiamato Documento di Arzo e un ampio documento programmatico dal titolo: “Movimento studentesco e il consolidamento dell’unità di tutti gli studenti nel Cantone Ticino”, un volantino d’invito alla creazione di un “Movimento studentesco” per mettere in discussione la scuola “come organo di riproduzione delle disuguaglianze sociali e di trasmissione dell’ideologia dominante”, il “Documento sulle assenze” della Commissione contro la repressione, il “Documento sulla selezione”, il “Documento sul nuovo regolamento” della Commissione sulla ristrutturazione (30.1.1974), un questionario d’inchiesta (Movimento Studentesco, 1972), il verbale manoscritto dell’Assemblea degli studenti del Liceo di Lugano del 6.2.1973, il volantino d’invito a partecipare al processo all’obiettore di coscienza Piergiorgio Rangoni (Movimento Studentesco Liceo e Centro Documentazione Magistrale), il comunicato della direzione in risposta a quel volantino (9.11.1972) e la comunicazione delle sanzioni a chi ha partecipato arbitrariamente al processo nonché un invito a un’assemblea degli studenti convocata da “Un gruppo di studenti della Magistrale e del Liceo”. In un comunicato intitolato “Studenti”, il Gruppo assembleare stigmatizza le misure prese dalla Direzione contro un supplente di matematica che come gesto di contestazione aveva bruciato in assemblea una banconota di dieci franchi. Un altro comunicato (del 2? febbraio) concerne l’occupazione dell’aula 2 per “impostare un lavoro collettivo autonomo e analizzare la scuola e il suo nesso con la struttura sociale” mentre un precedente documento (12 dicembre) riferisce di un infruttuoso incontro tra Gruppo assembleare e direzione e convoca una nuova assemblea. La mappetta contiene anche un volantino d’invito a una giornata su “libertà d’insegnamento e partecipazione” del Comitato per uno statuto giuridico del docente”, Lugano 12 febbraio 1972, un documento del Movimento giovanile autonomo: “Non un soldo per la scuola dei padroni” (marzo 1974 – foglio scuola 3), un ciclostilato di Lotta di classe “Sull’azione del comitato di lotta contro la repressione nella scuola” in seguito al caso Ticozzi (docente di scuola elementare sospeso per aver prolungato la lezione di ginnastica, volantino 1972): “Il nostro obiettivo è di distruggere la scuola” e l’articolo “cronistoria di un ricorso respinto” sulla vicenda dell’ “invito alla diserzione” del liceale Fabio Dozio per aver affisso all’albo il testo: “Per la vittoria dei popoli indocinesi tutti alla manifestazione a Berna il 3 giugno (1972)” e lo statuto dell’associazione genitori di allievi (di destra). In una quarta mappetta si trova un singolo documento firmato “Fronte unito di lotta di studenti apprendisti e docenti” per organizzare “un’azione concordata da tutti quelli che rifiutano la selezione nella scuola” (maggio 1972). Una busta contiene le trascrizioni manoscritte di cartelli affissi all’albo del Liceo di Lugano a firma “Sindacato della scuola” 1972/73, un progetto e un volantino d’invito alla costituzione di un sindacato della scuola a firma “un gruppo di studenti” (1972), una presa di posizione del “Sindacato della scuola” di solidarietà con il direttore del ginnasio di Locarno Mario Forni (con 21 firme + ritagli di giornali concernenti la vicenda, ossia la visione del film “Nel nome del padre” di Marco Bellocchio), progetti di statuto e relazioni assembleari, un commento dattiloscritto sulle differenze U.S. (destra) – M.S. (sinistra), il testo: “basta alle ambiguità e alla demagogia” di un gruppo di studenti contro il Sindacato, Articolo “Il sindacato della scuola” pubblicato sul Bollettino dell’Unione Studentesca Liceo (anno II. n. 3), una “precisazione” e un avviso di scioglimento del Sindacato della scuola (1973) più alcuni ritagli di giornali con articoli sulla scuola. Un’altra busta contiene vari manifesti appesi all’albo del liceo di Lugano a) solidarietà con gli studenti rivoluzionari italiani (siglato A cerchiata), b) 12 dicembre 1969: la strage di stato (siglato a cerchiata) c) presa di posizione contro un volantino U.S. a firma per il Movimento studentesco P. Zanetti, Carlo Musso, C. Stephani, d) Sadis providebit (Sindacato della Scuola) e) L’esame tranello (Sindacato della scuola) “A scuola non si fa politica. È vero?” (Sindacato della Scuola), Collettivo Terzo Mondo, Collettivo emarginazione e Collettivo apprendisti (presentazione delle attività), “Assemblea” (Sindacato della Scuola) . Una mappetta contiene 3 numeri della rivista Cannocchiale (a. 1, n. 3 e 5 e a. 2, n. 1) pubblicata dal Consiglio degli allievi di Trevano (con rivendicazioni degli apprendisti). Allegati nella scatola vi sono inoltre le seguenti pubblicazioni: “Bambini, mani in alto. Testimonianze di un gruppo di maestre dalle scuole materne di Milano”, Milano 1971; Comitato Vietnam, “La Rivoluzione Cinese, la trasformazione del sistema scolastico durante la grande rivoluzione proletaria”, relazione di Sergio Spazzali 1970; (Giorgio Canonica?), “Statuto del docente in Ticino e in Italia”, Edizioni Alternative, Stampa La Comune 1974; “Partito ticinese del lavoro, Il progresso culturale richiede una riforma profonda della scuola”, 1976, Teatro Informazione, “Storia degli asili socialisti a Berlino Ovest”/Vera Schmidt, “educazione collettiva su basi psicanalitiche nella Russia sovietica post-rivoluzionaria”, Lugano; Gruppo per una scuola democratica, La scuola media unica in Ticino, Lugano 1971.

Una seconda scatola (Riforma della scuola anni ’70 – Movimento studentesco II) contiene una collezione di L’altra scuola (Bollettino mensile di ricerca e documentazione per docenti, allievi e genitori 1972-1975). Sono disponibili i numeri 1 (Proposte per sostituire il libro di testo – repressione nella scuola ticinese), 3 (Il giornale nella scuola), 4 (Autogestione pedagogica), 5 (Creatività e libera espressione), 6/7 (Educazione sessuale), 8 (La nota: strumento di selezione e di repressione), 9-10 (Ricerca: il Ticino e gli emigranti), 11-12 (Il disadattamento scolastico), 13 (Gestione della scuola secondaria superiore), 14-15 (Alternative al libro di testo nella scuola dell’obbligo) 16-17 (Scuola media unica), aprile 1975 (Il francese nella scuola elementare). Nella stessa scatola sono raccolti anche i fascicoli del corso di informazione per genitori, docenti e studenti “La scuola non autoritaria”, ed. CSR Paradiso 1972 (fascicoli 1-6). I fascicoli, che peraltro risultano d’attualità anche in relazione ai progetti in corso nella Svizzera italiana per la creazione di una scuola libertaria, sono dedicati ai temi seguenti: 1) Il problema della disciplina con estratti da Neill, Biasutti, Maria Boschetti-Alberti (pedagogista ticinese, insegnante della “Scuola serena” di Agno, che meriterebbe un seminario di approfondimento del suo magistero e delle sue esperienze a Muzzano e Agno poiché, salvo fra gli addetti ai lavori, poco conosciuta) e Lea Melandri. Fascicolo 2) L’educazione non autoritaria nell’era prescolare e all’asilo, con citazioni da Riforma della Scuola e L’Erba Voglio. Fascicolo 3) La selezione sociale nella scuola, con dati statistici sul Cantone Ticino. Fascicolo 4) Teatro scuola: alla ricerca di una nuova pedagogia. Fascicolo 5) Sperimentazione o nozionismo con un estratto da Ettore Gelpi, Scuola senza cattedra (Gelpi è stato presidente del comitato scientifico dell’ECAP-CGIL a Zurigo). Fascicolo 6) Il libro di testo: critica ed alternative, con tra l’altro un estratto da Mario Lodi, “perché no ai libri di testo”. Fascicolo 7: Promozioni e bocciature. Alcuni volantini di presentazione completano la documentazione. A titolo di curiosità, per ricordare in quale contesto si inseriva il corso sulla scuola non autoritaria, riportiamo in parte il testo di una “Domanda di inchiesta a carico del docente Franco Marinoni” da parte del Comune di Mendrisio (1970). “Dalle informazioni raccolte (…) sono emersi fatti deplorevoli sui quali riteniamo che cod. On. Dipartimento (della pubblica educazione) dovrebbe pronunciarsi con la migliore urgenza. Elenchiamo qui di seguito i punti principali e le affermazioni pronunciate all’indirizzo degli allievi già nei primi giorni di scuola: “agite in libertà, come vi piace e come volete, indipendentemente anche del parere dei genitori”; “non datemi del lei ma del tu”; “non esiste nessun obbligo per il grembiule nero alle ragazze: potete portarlo anche di un altro colore o farne a meno”; “non occorre formalità nella tenuta dei quaderni, fate o non fate i margini nei fogli”; “i padroni sono tutti degli sfruttatori”. Dobbiamo inoltre informare che il docente Marinoni ha fatto richiesta di un giradischi da usare in classe. A giudizio del Municipio tale situazione non può essere tollerata onde si chiede che cod. On. Dipartimento abbia ad aprire urgentemente un’inchiesta a carico del docente.”

Per quanto concerne il Movimento Anarchico Pacifista, costituitosi nell’ottobre del 1971 e operativo fino al 1974, presente al Liceo di Lugano ma attivo anche all’esterno, i documenti sono raccolti nei classatori “1972-73” e “1974” dell’Archivio “Azione Diretta”. In relazione alla scuola, per quanto riguarda quel biennio si tratta sostanzialmente di 8 Bollettini ciclostilati del MAP contenenti analisi della situazione scolastica e della funzione sociale del Liceo, indicazioni di lotta, riflessioni sulle agitazioni studentesche e di natura più ampia (per es. “Riformismo e Rivoluzione, Boll. 4). Di particolare interesse sono il Bollettino 6 che pubblica una “Breve indagine sull’attività svolta dai gruppi politici studenteschi nelle scuole ticinesi nell’anno 1971-72” e l’8 che presenta alcune considerazioni sul Movimento studentesco. Una “Relazione politica” del dicembre 1973 presenta una breve cronistoria del MAP, un’analisi dell’incidenza del suo impegno e prospettive per il futuro (integrata nei “Documenti per la riunione cantonale organizzata dal Movimento Anarchico Pacifista Lugano” del 2 dicembre 1973). Il MAP ha anche firmato, assieme al Movimento Studentesco, una condanna alla sassaiola contro le vetrate del Corriere del Ticino nel corso di una manifestazione per il Centro Autonomo a Lugano. Un “Comitato studenti Liceo-Magistrale” (mamma mia quante sigle!) firma un volantino contro una conferenza del procuratore Guido Viola (incaricato dell’inchiesta su Feltrinelli) al liceo e un gruppo di destra una risposta intitolata “Controcorrente”. Un “Collettivo Rosso” invece pubblica un volantino contro Comunione e Liberazione dal titolo “Contro i falsi obiettivi di comunione e disperazione”. Non datati, seguono due documenti: uno “Proposte dell’Unione Studentesca” e l’altro “Movimento Studentesco. Strategia e tattica”.

Nel classatore successivo troviamo, sotto forma di volantini e scritti, la testimonianza di quanto fosse cruciale la contestazione nella scuola nel biennio 1973-1974 in Ticino. Allo stesso tempo, anche l’anarchismo prendeva una forma più articolata innanzitutto a livello geografico, con la costituzione del Collettivo Libertario di Bellinzona (del quale nel classatore è presente un volantino per la libertà d’espressione all’albo scolastico), ma anche organizzativo, con la creazione del Gruppo Anarchico Rivoluzionario e dell’Organizzazione Anarchica Ticinese (OAT). Ciò ha comportato anche l’esigenza di superare la focalizzazione dell’impegno militante sulla scuola e un grande impegno a livello di approfondimento teorico. Ma per tornare alla scuola, nel classatore si trova un documento interno dell’11.2.1974 con una “Relazione sull’attività del Movimento Studentesco al Liceo di Lugano e del Gruppo Anarchico Rivoluzionario”, un documento d’analisi a firma “un gruppo di muratori” dal titolo “Mancanza d’istruzione facile dominazione”, un volantino del Gruppo Anarchico Rivoluzionario sull’agitazione del 22 marzo al Liceo (abolizione del registro delle presenze), un altro intitolato “Basta” a sigla Comitato unitario di base e studenti dell’OAT sul sequestro di un cartellone affisso all’albo sul tema dell’aborto. Seguono una presa di posizione del Comitato d’Azione del Liceo di Lugano per l’agibilità politica nella scuola e una convocazione a un’assemblea straordinaria il 22 aprile sempre del Comitato d’Azione, il “numero zero” di Fuori Linea (ed. resp. Fabio Dozio) con una “radiografia della lotta studentesca”, un appello del Comitato cantonale di Coordinamento (CCC) per i diritti degli studenti, un volantone sempre del CCC “Uniti contro la repressione” d’invito a una manifestazione a Lugano in seguito alla sospensione per motivi politico-disciplinari di due studenti e all’intervento della polizia a scuola, un volantino del CCC “Il 30 maggio si avvicina” e un documento “Per la ricostruzione di un Comitato Unitario di Base”. Su “Studenti in lotta”, un supplemento al giornale Rosso della Lega Marxista Rivoluzionaria, è presentata una cronaca degli avvenimenti (nelle scuole ticinesi) e un’intervista “al compagno sospeso”. “L’Assemblea cantonale degli studenti” firma un volantone dal titolo “Al liceo di Lugano più di 500 studenti contro il controllo delle assenze”(pubblicato anche in francese da La Taupe e in tedesco). Nel giugno 1974, il Gruppo Studentesco LES Bellinzona pubblica il volantino “Esami 74 da dove viene la strumentalizzazione?” Gli studenti criticano i testi d’esame di latino introdotti da questa premessa: “Pericolose conseguenze in uno Stato in cui i cittadini non vogliono più rispettare le leggi per un desiderio sfrenato di libertà: abolizione di ogni autorità familiare, sociale e culturale. Pericolo dell’anarchia. È un discorso che faceva Scipione circa 2000 anni fa, ma che può valere, per certi aspetti, ancora oggi.” Un tentativo di risposta alla crescita del Movimento Studentesco? si chiede il Gruppo Studentesco. Un documento a firma Collettivi dei ginnasi di Agno, Lugano Centro, Viganello, Bellinzona e Giubiasco “Per discutere sui nostri interessi e bisogni uniamoci e organizziamoci autonomamente” dimostra che anche nei ginnasi si sentiva l’esigenza di “cominciare a scegliere e a fare quello che noi vogliamo”. La Talpa (n. 0) dell’ottobre 1974 propone le sue “Considerazioni sulle lotte studentesche” mentre l’edizione del dicembre 1974 propugna la libertà d’espressione per apprendisti e studenti. Sempre nel dicembre del 1974 il Comitato Cantonale di Coordinamento invita a partecipare a un processo per obiezione all’insegna degli slogan “No alla difesa nazionale al servizio del capitale! Viva le lotte dei soldati! Viva l’antimilitarismo rivoluzionario!” Va segnalato infine un volantino rivendicativo del GRAM (Gruppo rivoluzionario apprendisti Mendrisio) del 4 marzo 1974 che chiede la promozione garantita per tutti, il salario garantito e l’abolizione del libro di lavoro. Completano la documentazione alcuni ritagli di giornale e qualche fotografia. Il 1975 (Classatore “1975”) è meno ricco di documenti sulla scuola. Il Collettivo Rosso organizza in febbraio un meeting sui decreti delegati, il Movimento Studentesco pubblica un volantino contro la selezione e, in marzo un’analisi della selezione dal titolo “La scuola è aperta a tutti”. Sempre del movimento Studentesco è il documento “Elezioni cantonali” (dibattito radiotelevisivo sulla scuola del 1° aprile 1975). Con un comunicato del 1976, il Movimento Studentesco e il Collettivo Rosso rispondono all’Alleanza tracotante e fascista “Liberi e Svizzeri”. Nel 1975 o ’76 il Movimento Studentesco pubblica un nuovo documento di autopresentazione dal titolo “Caro Delio” (Classatore 1976), seguito nel febbraio 1976 dal documento “Il regolamento dell’Assemblea”. Si torna a parlare di agitazioni degli studenti nel 1977 (Azione Diretta 19, maggio 1977) in un articolo “Gli studenti mostrano i denti” concernente lo sciopero e le manifestazioni alla Magistrale contro la disoccupazione e per maggiori diritti delle classi nei confronti dei docenti. Tra l’altro, “Azione Diretta” pubblica in questi numeri un’attuale serie dal titolo “Riflessioni sull’educazione” a firma Jolanda. Sempre Azione Diretta (n. 27, marzo 1978) dedica spazio alla scuola con due articoli sotto il titolo “Scuola: è ora di cambiare” a firma Luca e Nicolas, poi nel n. 35, 1979 pubblica due articoli di studenti liceali sotto il titolo “Liceo: la fabbrica dell’indifferenza”, ancora nel n. 43 (1979) Dal Liceo “tutti in fila per tre” e nel n. 44 Dalla scuola” e ancora “Dalla scuola” a firma Eric e Fabrizio nel n. 45. Si tratta di contributi inviati al giornale da studenti di varie scuole in cui esprimono il proprio disagio. Del Coordinamento studentesco cantonale rimane invece, per quanto riguarda gli anni ’70, un’ultima traccia nel 1978, anno in cui organizza in gennaio una festa a Trevano “Per porre le basi per l’inizio di una presa di coscienza da parte delle masse giovanili dei propri problemi.”

Per approfondire

  • Mauro Stanga, Abbiamo seguito la nostra coscienza e siamo stati “fuorilegge”: la contestazione studentesca del 1968 nelle scuole secondarie del Canton Ticino, Roveredo 2000.
  • Movimento Giovanile Progressista, Sulla Scuola Ticinese, Bellinzona 1968, (disponibile al Circolo).
  • Francesco Veri, Realtà e percezione dei movimenti extraparlamentari di estrema sinistra nella società politica ticinese degli anni ’70, Università di Friburgo, 2004, (disponibile al Circolo).
  • – Pompeo Macaluso, Storia del Partito Socialista Autonomo, Locarno 1997.

Peter

Quale scuola? Per chi? Augurando che la Scuola Aurea possa concretizzarsi in Ticino già dal 2018, ci piace riprendere una dichiarazione di A.S. Neill, fondatore della scuola antiautoritaria di Summerhill: «Sarei alquanto deluso se un’allieva/o di Summerhill diventasse Primo ministro. Avrei veramente l’impressione di aver fallito».

Bollettino: Bollettino 14

Aggiornamento Spagna 2016

(Bollettino del Circolo Carlo Vanza 13/2016)

L’ottantesimo della Rivoluzione spagnola è l’occasione per tornare a parlare della Spagna libertaria dopo aver già trattato il tema dal punto di vista bibliografico nei Bollettini CCV 2, novembre 2006 e 10, primavera 2014. Per un quadro completo delle disponibilità presso la biblioteca conviene comunque accedere al sito (www.anarca-bolo.ch/vanza) ed effettuare una ricerca in argomento con lemma Spagna.

Fra il nuovo materiale disponibile va menzionato in primo luogo il lascito di Jean-Pierre Conza (deceduto a Rovio il 29 gennaio del 2014 ed amico del Circolo al quale aveva già devoluto numerosi giornali specialmente spagnoli (su Conza vedi http://www.anarca-bolo.ch/cbach/biografie.php?id=1916 e Bollettino CCV 11, novembre 2014). Tra i documenti consegnatici dalla sua compagna, Anne-Marie, segnaliamo in particolare i seguenti due opuscoli: Segretariato propaganda, Comité Regional CNT-FAI, “20 noviembre 1936-1937-Durruti” e AAVV (Santillan, Rüdiger, Callejas, Buenacasa, Souchy, Einstein, Fortin, Goldmann…) “Buenaventura Durruti”, CNT-FAI, Barcelone 1936 o 1937. La figura straordinaria di Durruti è ovviamente al centro dell’interesse di numerosi studi biografici anche recenti. Oltre al monumentale “Durruti e la rivoluzione spagnola” di Abel Paz disponibile al Circolo anche in vendita e al mitico “La breve estate dell’anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti” di Hans Magnus Enzensberger segnaliamo la disponibilità (in consultazione o prestito) delle seguenti opere: AAVV, “Durruti 1896-1936” [libro fotografico pubblicato nel centenario della nascita, con l’avvertenza che “desideriamo esaltare l’opera comune, tutto il resto è un pretesto”] 1996; Acerete Julio, “Durruti”, Barcelona 1975;  Llach Joan, “La muerte de Durruti”, Aura, Barcelona 1975. Elenchiamo inoltre i seguenti titoli mancanti al Circolo (ma per lo più reperibili al CIRA di Losanna): Rai Ferrer, “Durruti 1896-1936” Ediciones Libertarias-Prodhufi, Madrid 1996;
Mercedes de los Santos Ortega y Javier Ortega Pérez, “El devenir revolucionario de Buenaventura Durruti” e “Durruti y las tradiciones del antimilitarismo” Sediciones nº 4, Estella 1997, Segretariado de Estudios Teoricos del Anarquismo: “Durruti el héroe del pueblo”,  Fundación de Estudios Libertarios Anselmo Lorenzo, Madrid 2010; Miquel Amorós , “Durruti en el laberinto”, Virus Editorial, Barcelona 2014.

Altre pubblicazioni risalenti agli anni della Rivoluzione spagnola reperibili in biblioteca sono: Souchy, Agustin e Folgare Paul: “Colectivizaziones. La obra constructiva de la Revolucion Espanola”. Tierra y Libertad, Barcelona 1937; CNT Cretas, “Bale por un par de alpargatas [Buono per un paio di scarpe, fotocopia]”; CNT Cretas 1936; De Guzman, Eduardo, “Madrid royo y negro. Milicias Confederales”, Tierra y Libertad, Barcelona 1938; Leval, Gaston: “Social Reconstruction in Spain”, Spain and the World, London 1938; Garcia Pradas J., “Antifascismo proletario” (tomo I), Seccion de Propaganda del Comité de Defensa; Madrid 1938, Secours International aux Femme et aux Enfants des Républicains Espagnols, “La grande pitié des femme set des enfants d’Espagne”, ca. 1938; Busch, Ernst, “Canciones de la Brigadas Internacionales”, Barcelona 1938 [rist. anast. a cura del PC/ML Spagna e Germania, Rotfront Verlag Kiel 1974] .
Tra le nuove acquisizioni riveste particolare interesse per la storia e la pratica dell’autogestione in Spagna fino al 1939: Marc Dalau Torvà, Ivan Mirò i Acedo, “Les cooperatives obreres de Sants – Autogestiò…de Barcelona 1870 – 1939”, La Ciutat Invisible Ediciones, Barcelona 2010. Imprescindibile per ogni studioso della Rivoluzione spagnola è invece la “Bibliografia del anarquismo español 1869-1975” di Salvador Gurucharri, La rosa de foc, Barcelona 2004.

Com’è noto, sono stati circa 800 i volontari provenienti dalla Svizzera giunti in Spagna per combattere in difesa della democrazia o per la rivoluzione. Sul sito http://www.spanienfreiwillige.ch/ è consultabile una bibliografia relativamente aggiornata. Alla biblioteca del Circolo gli interessati trovano a loro disposizione le seguenti pubblicazioni. AAVV, “Ticinesi sul fronte della libertà”, Lugano 1937; Gianni Realini, “La partecipazione dei ticinesi alla guerra di Spagna”, Biasca 1976; Guglielmo Canevascini, “Autobiografia”, Fondazione Pellegrini-Canevascini, Lugano-Belllinzona 1986; V. Gilardoni, G. Lazzeri, G. Petrillo, “I volontari ticinesi in difesa della repubblica di Spagna”, Archivio storico ticinese, 1976, Istituto milanese per la storia della Resistenza, “K1B45 Lombardi e ticinesi per la libertà in Spagna”, Vangelista Milano 1976; Interessengemeinschaft ehemaliger Schweizerischer Spanienkämpfer, “Zum Gedenken der gefallenen Schweizer 1936-1939 für das republikanische Spanien”, Zürich 1976; Helmut Zschokke, “Die Schweiz und der Spanische Bürgerkrieg”, Limmat Zürich, 1976; Thalmann, Pavel & Clara, “Combats pour la liberté”, Spartacus, Paris 1983, Albert Minnig, “Diario di un volontario svizzero nella guerra di Spagna”, La Baronata, Lugano 1986; Albert Minnig, Edi Gmür, “Pour le bien de la révolution”, CIRA Losanna 2006  [si possono reperire alcune schede biografiche in http://www.anarca-bolo.ch/cbach inserendo la voce miliziano].

Mancano al Circolo ma sono senz’altro fonti di necessaria consultazione i testi seguenti: Lazzeri Giorgio, “Il Ticino e la guerra di Spagna”, tesi di licenza, Università di Friborgo, 1976; Ulmi Nic et Huber Peter, “Les combattants Suisses en Espagne républicaine (1936-1939)”, Antipodes, Lausanne 2001 nonché Peter Huber / Ralph Hug, “Die schweizer Spanienfreiwilligen. Biographisches Handbuch.” Rotpunktverlag. Zürich 2009.

La videoteca del Circolo dispone anche di alcuni documenti video sulla Rivoluzione spagnola. Si tratta di: Abel Paz, Durruti en la Revolucion española, 1998 [VHS]; Ken Loach, Terra e libertà, 1995 [VHS]; Jean-Louis Comolli, Durruti, Portrait d’un anarchiste, 2000 [VHS]; Werner Weick, No pasaran, i volontari ticinesi nella guerra di Spagna 1936-39, 1976 [VHS]; CNT, Spagna ’36, l’utopia e la storia, elèuthera, ried. [DVD]; CNT, Spagna ’36 un popolo in armi [VHS e 16 mm]; Juan Gamero, Vivir la utopia, TVE 1997; [DVD] Archivi di guerra, La colonna Durruti, 1998 [VHS]; Granados y Delgado: un crimen legal, TV-2 [VHS]; Martina Loher Rodriguez, Mil – Histoires d’une famille avec historie, 206 [DVD]. Richard Dindo, Schweizer im spanischen Bürgerkrieg [VHS, 1973]; Presentazione Cretas, Museo d’arte, Mendrisio 2006; Manifesti Spagna 1936-1939 (rassegna fotografica).
Come colonna sonora d’epoca (ma attualissima) sono disponibili il CD “Canciones libertarias” nonché il CD Buenaventura Durruti (documenti sonori, canzoni, brani musicali), nato 1996.

Il martirio del popolo spagnolo sotto il franchismo suscitò nel corso degli anni numerose proteste tanto in Svizzera come nella vicina penisola. Tra queste è ampiamente documentato l’assalto al consolato di Spagna a Genova nel 1949. Arrestati poco dopo, gli “anarchici attentatori” furono processati nel 1950. Per l’occasione, il “Comitato pro arrestati” ha pubblicato il volume “Protesta umana. In difesa degli anarchici attentatori al consolato di Spagna in Genova” (Genova 1951). Di transenna: il volume disponibile al Circolo fa parte di una donazione dello scultore Rafael Benazzi.
Il rapimento a Milano del Viceconsole spagnolo Isu Elias effettuato da quattro giovani libertari nel 1962, si concluse con un grosso processo politico e in un atto d’accusa contro il regime franchista e fu uno dei primi esempi di azione diretta contro la repressione statale. La vicenda è documentata per esempio da un articolo di Paolo Finzi (A Rivista, 58 1977) disponibile al Circolo (raccolta A Rivista).

Anche in Svizzera, dicevamo, la dittatura in Spagna fu oggetto di vivace contestazione. Di grande impatto fu in particolare l’attentato al consolato spagnolo di Ginevra nel febbraio del 1961. Sulla vicenda gli interessati troveranno alla biblioteca del Circolo l’opuscolo Igualador, “Un peuple martyr, l’Espagne. En marge du procès du 21 mai 1962 des jeunes auteurs de la démonstration anti-franquiste contre le consulat d’Espagne a Genève”, ed. Le Réveil Genève nonché il “Document eclusiv: Pourquoi avons-nous attaqué le Consulat d’Espagne?. Bombs for Breakfast” firmato da tre degli autori dell’attentato (il quarto era minorenne) e pubblicato in L’Ecritoire n. 4, 25 ottobre 1961 (scatola “Anarchismo in Svizzera”).  Anche la condanna a morte di Salvador Puig Antich nel 1974, la persecuzione di Eva Forest e l’esecuzione dei condannati di Burgos nel 1975 suscitarono sdegno. Le proteste organizzate a Lugano nei primi anni settanta sono documentate (con volantini, ritagli di giornali) nell’archivio “Azione Diretta” consultabile presso la biblioteca del Circolo. Per una panoramica sulle manifestazioni antifranchiste in Svizzera e nello specifico sulla vicenda di Ginevra vedi “Franco Assassin`” di Marianne Enckell, in “Cahiers d’histoire du mouvement ouvrier” 21 2005, pp. 151-158, consultabile in rete.

Per quanto concerne l’attualità, abbiamo acquisito in particolare un volume corredato da numerose fotografie dedicato all’esperienza della biblioteca/centro d’incontro anarchico El Lokal a Barcellona: “25 aniversario El lokal desde 1987. Un rancòn libertario en Barcelona.” (El Lokal, Barcelona 2012). Il libro è accompagnato da un CD di gruppi musicali amici.

Ancora un appunto. Roberto Ambrosoli su “A Rivista Anarchica” (aprile 2016) pone in luce (in risposta a un appunto critico di Mimmo Pucciarelli sulla guerra e sul PKK) le ampie similitudini tra la Rivoluzione spagnola e l’attuale esperienza di confederalismo democratico nel Rojava (Kurdistan occidentale): “(…) nell’enclave controllata dal PKK è in atto un’organizzazione sociale dichiaratamente libertaria con decisioni assembleari, parità tra i sessi, libertà religiosa ecc. in aperta sintonia con il municipalismo libertario di Murray Bookchin. (…) La ‘guerra’ del PKK mi sembra simile per tanti versi a quella della CNT/FAI nella Rivoluzione spagnola”. Il Circolo, che recentemente ha organizzato una conferenza con Silvia Todeschini proprio su questi temi, sta acquisendo materiale su quest’esperienza e fa qui appello ai soci e agli interessati di conferire alla biblioteca il materiale in proposito che ritenessero di interesse pubblico.

Peter

Bollettino: Bollettino 13

La fonoteca del Circolo: Musica anarchica

(Bollettino del Circolo Carlo Vanza 11/2014)
La musica è forse una delle espressioni artistiche che più profondamente interagisce con l’animo umano. Non a caso essa accompagna momenti sensibili della vita personale, di coppia e sociale fino alla produzione di stati ipnotici di gruppo come nel caso delle marce o di certe feste elettroniche. Ci si può allora porre la domanda se esistono forme di espressione musicale libere, indipendenti, non commerciali, s-catenate, emancipatorie, ossia meritevoli dell’appellativo di “anarchiche” al di là del classico repertorio della “canzone” popolare, folk, rock, punk ecc. di protesta.
Tra le prime riflessioni sul tema troviamo un breve testo del 1912 di un compositore ucraino, Thomas v. Hartmann, “L’Anarchia nella musica”: “Non esistono leggi esterne. Tutto ciò contro cui non si solleva la voce interiore è permesso (…). Pertanto, nell’arte in generale e in particolare nella musica tutto ciò che è scaturito dalla necessità interiore è valido. Il compositore vuole esprimere ciò che in quel momento è la volontà della sua intuizione interiore (…) Sia quindi benvenuto il principio dell’Anarchia, il solo principio che può portarci all’avvenire radioso di una nuova rinascita, nell’arte.”. Nella stessa rivista in cui pubblicò il v. Hartmann, il “Der Blaue Reiter”, si trovano anche le seguenti considerazioni del teorico dell’arte russo Nikolai Kulbin: “La musica della natura, la luce, il tuono, il fischio del vento, il mormorare dell’acqua, il canto degli uccelli è libera nella scelta dei toni (…) la musica libera si orienta in base alle stesse leggi della natura come la musica e tutta l’arte della natura (…). È possibile un grande progresso nella musica quando l’artista non sarà più vincolato alle note.
Già qui si gettano le basi per la concezione della parità dei fenomeni acustici di un compositore che non solo propugnava musica anarchica, ma era personalmente anarchico, John Cage. Questo avanguardista con l’obiettivo della non intenzionalità ma anche della eliminazione delle gerarchie scrisse: “Siccome la teoria della musica convenzionale è una serie di leggi che riguarda soltanto i suoni ‘musicali’ e non ha nulla da dire sui rumori, era chiaro fin dall’inizio che ciò che occorreva era una musica basata sul rumore, sull’assenza di leggi del rumore. Dopo aver creato qualcosa come una musica anarchica, sapremo in seguito introdurre in questa esecuzione anche suoni cosiddetti musicali. Abbiamo bisogno innanzi tutto di una musica in cui non solo i suoni siano solo suoni ma anche le persone solo persone, vale a dire non soggette a regole stabilite da uno di loro, anche se è ‘il compositore’ o ‘il direttore d’orchestra’. In fin dei conti, ci occorre una musica in cui non si parli più di partecipazione del pubblico, in cui la distinzione tra pubblico e musicisti si dissolve: una musica fatta da tutti” (M:Writings 67-72, 1973).

La specificità anarchica risiederebbe quindi nella dissoluzione di strutture musicali convenzionali, nell’eliminazione delle gerarchie, nell’integrazione del casuale, nella ricerca di un rapporto paritario tra esecutori e pubblico. Un’altra pista, in virtù di aspetti strutturali come la poliritmia e dell’improvvisazione ci porta, per il tramite delle percussioni africane, al jazz. A questo genere di musica, d’altra parte, soggiace una tensione emanicipatoria già in virtù delle sue origini e musicalmente ribadita con la rivolta del bebop di Charlie Parker, Thelonius Monk, Miles Davis, Dizzy Gillespie solo per menzionare alcuni protagonisti. Non è un caso che questa rivolta diede anche la colonna sonora alla successiva rottura con le convenzioni per una vita autodeterminata del movimento beat e per “L’uomo in rivolta” dell’esistenzialismo parigino, così come il successivo Hardbop di Art Blakey, Sonny Rollins o Charles Mingus la diede alla lotta per l’emancipazione razziale dei neri per poi sfociare nel Free Jazz (Ornette Coleman, John Coltrane, Archie Shepp) con la sua messa in discussione di qualunque regola. Tra l’altro, un’esponente del Free Jazz come Charlie Haden e la sua Liberation Music Orchestra ha inciso sull’album Dream Keeper anche una “Hymn of the anarchist Women’s  Movement”. Il Free Jazz appare dunque a sua volta come un affrancamento emancipatorio anche dal legame tra musica e emancipazione razziale, come ha ben evidenziato l’incontro tra la Sun Ra Arkestra e gli MC5 al seguito di John Sinclair (White Panther). Dicevano i giornali: “There was mutual admiration between the two bands, and a shared tendency towards anarchy”. S’insinuano qui poi anche le trasversalità di Eugene Chadbourne (The competition of misery”, Stella* Nera, 2002, CD), con esecuzioni, tra l’altro, di brani di Phil Ochs e Pete Seeger, la Joel Orchestra (“Yggia vilyggia”, Stella*Nera 2004, CD), Erik Friedlander, che come Chadbourne ha collaborato con John Zorn, e Roberto Dani (“Schio Duemilaquattro”, Stella*Nera, 2005, CD).

Se qui abbiamo appena potuto accennare, a mo’ d’introduzione ma già citando alcune opere presenti in fonoteca, a una tematica ancora tutta da esplorare ma che si inserisce altresì nel solco argomentativo di Peter Heinz tracciato in “L’Anarchismo e il presente” (Edizioni La Baronata, disponibile al Circolo), ben più conosciuto è il filone della tradizione delle canzoni anarchiche di lotta e di protesta a partire dall’800 a oggi. Qui si tratta del patrimonio storico dell’anarchismo, dei canti tramandati di generazione in generazione, di rivolta in rivolta, di manifestazione in manifestazione, di bevuta in bevuta. Qualcosa di tale patrimonio è disponibile anche al Circolo su supporti audio. Non è qui il caso di essere eccessivamente esaustivi per due ragioni: il primo è che tutto questo materiale dev’essere ancora classificato; il secondo è che la fonoteca è in costante ampliamento e domani la sua composizione potrebbe già risultare significativamente più ricca. Mi limiterò quindi a presentare il materiale “fondamentale”.
Senza dubbio, per noi latini è essenziale l’antologia della canzone anarchica Addio Lugano bella, (I dischi del sole 1968, LP), con interpreti vari. Pier Carlo Masini la commenta così “Gli anarchici vivono anche in queste canzoni, drammaticamente e nobilmente, le loro contraddizioni: occhi sognanti barricate dietro le sbarre di una prigione, pessimismo della denuncia e ottimismo della profezia, rabbia e amore, violenza e solidarietà. Ma le contraddizioni sono confuse e superate in quella luce libertaria che illumina un mondo ancora cerchiato dal comando e dalla servitù”.

Tra i brani sul disco, Addio Lugano bella (Anonimo-Gori) interpretata dal Coro Anarchico di Ancona. La canzone “Figli dell’officina”, attribuita in copertina ad anonimo, sembrerebbe invece composta da Giuseppe Raffaelli, militante anarchico, di Cerreto, Comune di Montignoso (Massa Carrara) e Giuseppe Del Freo di Viareggio nel 1921 con l’intenzione di scrivere un inno degli Arditi del Popolo della zona attivi fino al 1923 [Archivio Primo Moroni]. Un’altra pubblicazione antologica è Gli anarchici (1864-1969) del Canzoniere internazionale, (Cetra 1973, LP); l’unica canzone recente (del 1969) è però la “Canzone per Giuseppe Pinelli”, ossia “Quella sera a Milano era caldo”. Questo doppio album è disponibile anche su CD. Sempre dell’etichetta Dischi del sole sono disponibili 2 micro 33 giri, ossia i Canti anarchici 1 e 3, ristampe rispettivamente del settembre 1965 e del novembre 1965. Le canzoni qui incise sono in parte diverse o con interpreti diversi da quelle dell’LP. Sul n. 1, oltre ad “Addio a Lugano” e “Stornelli” si trovano anche “La colonia Cecilia” e “Già allo sguardo”, mentre sul 3, oltre a “Sante Caserio” che si trova identica anche sull’LP, sono incise “Sacco e Vanzetti” e un’altra interpretazione della “Marsigliese del lavoro”. Su Canti e inni socialisti 2 (I dischi del sole, 1963, micro 33) troviamo tra l’altro tre brani ben noti e spesso cantati anche in ambito anarchico: “Il feroce monarchico Bava”, “La canzone della lega” e una storica registrazione (del 1908 ca.) dei Nuovi stornelli socialisti (“E quando muoio io…). Sul disco Canti rivoluzionari italiani (interpreti vari, Way Out, 1972, LP) troviamo, per i canti anarchici, “Noi vogliamo l’uguaglianza” (qui attribuita ad Anonimo, ma almeno in parte di Pietro Gori [Archivio Primo Moroni] e “Addio a Lugano”, mentre per i canti rivoluzionari più recenti Il Canzoniere delle lame e il Canzoniere Internazionale interpretano “Contessa” (Pietrangeli) e “Cara moglie” (Della Mea).
Tra i 4 micro 33 giri della Dischi del sole dedicati ai Canti della Resistenza italiana presenti in Fonoteca (ossia i n. 3,6,7 e 10, tutti del 1965) sono di interesse per la canzone anarchica il n. 3, con un’interpretazione di Michele L. Straniero del canto dei partigiani anarchici del battaglione Lucetti “Dai monti di Sarzana” e il n. 10 per un’interpretazione bandistica di “Figli dell’officina”. Va però detto che il n. 10 è in realtà una registrazione di voci, slogan, discussioni e canti della  manifestazione del 9 maggio 1965 a Milano per il ventennale della Liberazione; di particolare interesse è qui una sbilenca interpretazione da parte di un gruppo di giovani genovesi di “E poi poi poi ci chiamavano teddy boys”, una precoce espressione canora della rivolta giovanile.

Tra i documenti sonori della tradizione merita un posto di tutto rispetto il magnifico Cd “Voce di donna ha l’anarchia” prodotto da Marco Pandin e Fabio Santin (aparte/stella*nera 2005, dedicato a Marina Padovese) con, tra varie interpreti, Caterina Bueno, Paola Nicolazzi e Lalli. Il CD contiene però anche brani più recenti come “Il disertore” di Boris Vian nella versione italiana di Ivano Fossati e interpretato da Giuseppina Casarin, la “Canzone del maggio” (tratta da un canto degli studenti parigini del ’68) alla cui stesura collaborò Fabrizio de André e cantata da Sandra Mangini, la “Canzone di Leila” di Michael Buhler nella versione italiana di Alessio Lega, cantata da Isa e “Questa è l’ora di Franti” cantata da Lalli. Altrettanto valido è l’autoprodotto “… un mondo di fratelli e di sorelle” dell’A-Band contenente, oltre a reinterpretazioni (in chiave ritmica moderna) del repertorio classico, anche brani nuovi come “Sono di Modena”, “Technomakhno”, “Fare il militare”, “Camenisch” (di Alfonso Nicolazzi), “Padroni di niente”. Il brano Camenisch merita una segnalazione particolare perché, sulla falsariga di “Addio a Lugano”, contiene un’aspra resa dei conti con la Svizzera ufficiale. Simile è il CD di Les Anarchistes, Figli di origine oscura, autoprodotto, 2002, che presenta anch’esso reinterpretazioni di classici più diversi brani di Leo Ferré nonché la versione (forse) originale di “Bella Ciao”: “Bella ciao” è il canto della resistenza più famoso, conosciuto in tutto il mondo. Ma pochi sanno che originariamente si trattava di un canto delle mondine, un canto di protesta contro i padroni che le  costringevano a condizioni di lavoro disumane (grazie a Dada per la segnalazione; questa versione “originale” si trova anche su Nuovo Canzoniere Italiano, “Bella ciao”, I dischi del sole, LP 1964 ). Il documento sonoro Primo Maggio Anarchico Carrara 2002 (Cooperativa Tipolitografica 2003) è la registrazione dell’intero svolgimento della manifestazione, compresi gli interventi dal palco. Ai nostri fini è interessante soprattutto la parte finale, con “Il nostro maggio”, una ballata eseguita da Donato Landini, Alfonso Nicolazzi che intona “Gorizia” e la “Canzone di lotta gragnanina”, “La Gismonda” e il “Galeone” (testo dell’anarchico e antifascista Belgrado Pedrini, composto nel carcere di Fossombrone nel 1967, musica di Paola Nicolazzi, 1974) interpretata da Soledad Nicolazzi. Particolare è l’opera di Paola Sabbatini e la Inafferrabile Banda Durruti, “Omaggio a Francisco Ferrer” (Bruno Alpini e Stella*Nera, 2010, CD), sia per gli interpreti (Elisée Reclus e Emma Goldman ai clarinetti, Proudhon al corno francese ecc….) sia per la rarità dei brani (tutti dedicati a Ferrer), sia perché coinvolge direttamente gli anarchici ticinesi: il testo del curatissimo libretto è la traduzione di Daniela Zarro-Mattoni del testo di Alfredo Gonzalez pubblicato su Voce Libertaria n. 10, 2009. Per quanto concerne il patrimonio tradizionale non italiano, segnalo la raccolta spagnola Canciones Libertarias (Fundacion Anselmo Lorenzo), e i due dischi “A las barricadas” e “Hijos del pueblo”, uno prodotto da CNT/FAI e interpretato da Voces Libres (1977, V) e l’altro Edizioni A (V), con registrazioni originali dell’epoca della rivoluzione spagnola. In seguito a un’idea scaturita all’Anarcopranzo del 2014, è nata la curiosità di approfondire il tema dell’ispirazione anarchica nella musica country americana. In anteprima, un contributo su questo tema di Susanne di San Francisco: “Ciao, sono Susanne, quella che sta a San Francisco.
Grazie per il buonissimo pranzo e la piacevole compagnia. Ieri verso la fine si parlava di musica di ispirazione anarchica, e uno di voi mi ha chiesto della musica country e l’anarchismo.
Ho trovato di cose che penso possano interessarvi. Ho trovato il film di cui parlavo ieri sulla storia del country “politico” (che lo era stato alla nascita): “Big Country”. Il documentario non è ancora finito, ma ho visto un pezzettone durante una cena. Un particolare che mi ricordo è che all’inizio folk e country non erano categorie distinte. Il country è “nato” come progetto commerciale e quindi è stato poi svuotato dei contenuti di sinistra e “labor issues”. Il documentarista si chiama Jesse Drew, è un  attivista/archivista dell’area di San Francisco e descrive così il suo progetto: “Le radici del Country and Western sono piantate nella classica tradizione americana della resistenza contro il Capitale, della libertà dalla intrusione del “big government”, e della difesa dei diritti dei lavoratori, contadini, e degli espropriati di vivere con dignità’.  (http://www.jessedrew.com/country.htmlhttp://www.jessedrew.com/Documents/big_country_1_page.pdf)

Altri link che potrebbero interessarvi: la pagina wikipedia di Archie Green che si descrive
come “anarco-sindicalista con tendenze libertarie”. Di origine “working class” (ha lavorato nei porti e nelle miniere), poi spostatosi nelle università, ha documentato la cultura e specialmente la musica della working class americana. http://en.wikipedia.org/wiki/Archie_Green. Little Red Songbook: di Archie Green, una raccolta di tutte le canzoni dei wobbly (IWW), penso però che queste canzoni verrebbero categorizzate folk ora (http://en.wikipedia.org/wiki/Little_Red_Songbook). Quindi, pur essendo per ora la fonoteca priva di materiali a questo riguardo, qualcosa si sta muovendo…un invito a contribuire! Un secondo filone riguarda gli interpreti e autori di canzoni anarchiche moderne, a sua volta suddivisibile in canzoni anarchiche e non interpretate da anarchici e canzoni anarchiche o assimilabili interpretate da non anarchici (come John Lennon o Francesco Guccini, tanto per intenderci). Partendo ancora una volta dalla lingua italiana, diamo la dovuta preminenza a Fabrizio De André, del quale la Fonoteca dispone del CD “ed avevamo gli occhi troppo belli”, nel cui lbretto si possono leggere i contributi “Fabrizio e l’anarchismo” di Paolo Finzi e “La canzone degli oppressi” di Romano Giuffrida. Nel CD si possono ascoltare, oltre a due canzoni “Se ti tagliassero a pezzetti” (con la strofa signora libertà signorina anarchia) e “I carbonari” le presentazioni introduttive ai brani di De André registrate dal vivo in vari concerti. Disponiamo inoltre del lavoro di Carlo Ghirardato “Ora che il cielo ai bordi le ha scolpite” (autoprodotto 2005?) con 15 bellissime canzoni di Fabrizio De André, ricordando per questo come per altri autori che citeremo che ovviamente solo una piccola parte delle loro liriche è direttamente leggibile come “anarchica”.

Uno solo poteva ridere mentre De Rossi diceva dei funerali del Re. E Franti rise.” (Edmondo De Amicis, “Cuore”). Ed ecco che la non-etichetta Stella*Nera presenta i Franti (“Estamo en todas partes”, 2006, CD), che spiccano, oltre che per l’originalità di una proposta musicale tra punk e free jazz, per essere promotori di un progetto di autogestione e autoproduzione. Di un grande amico del Circolo di cui è stato più volte ospite, Paolo Pasi, la fonoteca dispone del CD Fuori dagli schermi (autoprodotto, 2012) genere cantautorale, ironico, cabarettistico. Per quanto concerne altre lingue e altri Paesi, la fonoteca conserva di Drowning Dog e Malatesta l’album “Senza padroni” (EK 2011, CD), genere hip hop militante anarchico. Fondamentale è, ovviamente il magnifico lavoro di Marco Pandin sui Crass, “No love, no peace” (Stella*Nera/Bruno Alpini, 2013, 2 CD) con Crass, D&V, Flux of Pink Indians, Annie Anxiety dal vivo (1984). I Crass: “quel gruppo punk anarcopacifista che tra la fine degli anni settanta e la metà degli anni ottanta riuscì a strappare dagli artigli dell’industria discografica una discreta fetta di mercato  rivendicando l’autoproduzione e l’autogestione…” Qui il libretto è già quasi un libro, e comprende note storiche, considerazioni politiche, foto e i testi in italiano delle canzoni. Parlando dei Crass ovviamente si introduce il filone molto ampio dell’anarco-punk (qui l’elenco dei complessi, per via di una certa affinità elettiva di punk e anarchia, dai Conflict ai Dead Kennedys, dagli Zounds agli Oi Polloi, è lunghissimo). In Fonoteca è custodita la busta di documentazione dell’attività della band anarchica A//Political, contenente “the complete discography album by this legendary, anarcho peace punk band plus a 60 page book”. Il gruppo di Baltimora ha pubblicato dischi dal 1997 al 2000. Un CD legato alla lotta a Locarno per un Centro Sociale Autogestito è quello dei Mordazas “Un mundo lleno de mentes ciegas y enfermas”, (Grita o Muere 2003), reduci, con i Kako, da un concerto di sostegno al CSOA Il Molino. Il disco è autografato da tutta la band. I Tito’s Bojs dalla Slovenia hanno invece suonato alla Festa della Convivenza a Locarno lasciando al Circolo 2 CD: Electro Istra (Ca, Curac!? e Humanitanova, 2002) Picaiolo (BUM Records, Ca, Curac!? in creative commons, 2007). Genere: punk. Una raccolta italiana si trova sui 2 CD Revolution Pogo, documenti sonori abbinati alla mostra “Punk e creature simili 1979/’86” realizzata da e presso Undergound Spazio Anarchico di Bergamo nel 2004 con Wretched, Indigesti, Dioxina, Arrm, Nabat, Rappresaglia, Stalag 17, Irah, Upset Noise, Warfare, Raw Power, Rivolta dell’Odio, Pedago Party, Soglia del dolore, Messa a fuoco, Negazione, Revoluzione, Officine Schwartz e Kina. Una vera chicca è il CD La guerra infinta dei MAB, il cui nome viene dalle iniziali di Mikhail Aleksandrovic Bakunin (autoprodotto 2001). Del gruppo anarcopunk Kostra Nostra di Valencia la Fonoteca vanta il possesso della cassetta “una realidad cruda” (Odio y rabia, 2001 C).

Un po’ fuori contesto in quanto a supporto, ma pertinente come forma artistica è il DVD Sin Dios dedicato al gruppo omonimo (Diffusion la Idea Libertaria, Sindicato Espectàculos Comunication Artes Graficas CNT Madrid, 2000). Il titolo è “Más de diez años de autogestion.” Genere punk. Dall’Inghilterra, non potevano mancare i Chaos UK di King for a Day (Vinyl Japan, Discipline, 1996 CD), un autentico mito. Tra rock e punk si  collocano invece i Maniatica con il loro Vitaminas A (Illa Records 1988, CD). Pur essendo l’anarchismo presente in modo massiccio nel punk, anche altri generi musicali e altri interpreti ne hanno conosciuto la contaminazione (per esempio il folk rock dei Levellers e dei tedeschi Cochise, il metal degli Arch Enemy e dei Ratos de Porao, il punk-jazz di The Ex, i grandi cantautori francesi come Ferré e Brassens, l’italiano Alessio Lega). La Fonoteca ospita in questo settore 3 CD di Giacomo Sferlazzo, cantautore di Lampedusa, che contiene tra l’altro l’“Inno anarchico Sole e Baleno” (I Figli di Abele 2013, 3 CD). Ancora di Stella*Nera, merita ascolto la compilation degli Environs “Un pettirosso in gabbia mette in furore il cielo intero” dedicato ai “compagni in galera” (e contiene tra l’altro nel libretto la riproduzione di una lettera di Marco Camenisch dal carcere che termina così “Non c’è alcun motivo per perderci d’animo, per rassegnarci. Ci sono solo motivi per lottare cantando la vita.” CANTANDO la vita! Gli Environs sono il ramo che ha ereditato i cromosomi più sperimentali dei Franti. Molto particolare è il CD Jomo kai Liberecanoj (Stansy Productions, Vinilkosmo, 1998) con brani (tra cui A las barricada) cantati in esperanto. Nella cassetta Jaques Florencie chante Gaston Couté, il primo interpreta alcuni brani di questo poeta libertario dell’800. Per il settore folk-industrial, è disponibile in Fonoteca “L’internazionale cantiere” delle Officine Schwartz (Il manifesto, 1997, CD), per la musica elettronica il CD autoprodotto “DisAgio sonoro”.

Un settore particolare è quello delle raccolte, o compilation, di solidarietà con brani spesso piratati. La fonoteca dispone in particolare delle seguenti opere: Libertad (2006) e SoliCD 3 (2007), con numerose canzoni di lotta di tutto il mondo (da Manu Chao ai Chumbawamba ai 99 posse alla Brigada Flores Magón; nel primo c’è anche il noto brano No mas dei Zona Marginal e la potente versione di A las Barricadas di A.D.E.S.), “1° maggio 005”, Canti del [non] lavoro, sostiene l’antirep (CSOA Il Molino) con una specie di “best of” della protesta contemporanea italiana (Assalti fontali, Finardi, Graziani, Banda Bassotti, Area…), “Time is now, the place is here!” (pubblicato tra altri da “zürcher anarchistinnen”) con una raccolta mista di brani autorizzati e non (molti in svizzero-tedesco), tra cui i belgi René Binamé con un’incisiva “Quelques mots sur le cirque électoral” e la valse di Frida dei sardi Chichimeca. Altra compilation è “One law for them, another one for us” di sostegno all’anarchico inglese Mark Barnsley perseguitato dalla giustizia (canzoni punk). Molto scarno nelle indicazioni è il CD Atenco Rebelde inteso come “supporto economico ai compagni di Atenco colpiti dalla repressione” (Nodo Solidale, AudioResistance, CD); genere: musica elettronica (e non) autoprodotta, no-copyright. Atenco Libertad è del 2007; qui invece i generi sono vari (latino, ska). (autoprodotto, La Otra Campaña, CD). Il libretto, in spagnolo, racconta le lotte e la repressione ad Atenco.

Per quanto concerne i supporti fonografici non anarchici ma comunque raccolti in fonoteca, infine, meritano particolare menzione il CD “Casa del Vento – Genova chiama” contenente 4 brani di Luca Lanzi dedicati ai fatti di Genova del 2002 (Il Manifesto 2002), genere combat folk. Siccome Pino Masi è stato ospite dell’Anarcopranzo del Circolo nel 2013, la Fonoteca ha acquisito diversi suoi album (tutti CD): “Compagno sembra ieri (le canzoni del riflusso)”, “Alla ricerca della madre mediterranea”, “Simposio” (con Siri Austeen), “12 dicembre”. Pino Masi ha firmato alcuni dei canti di lotta più celebri del ’68 e degli anni successivi come Liberare tutti, Prendiamoci la città, L’ora del fucile (sulla musica di Eve of destruction di Barry McGuire), Lotta continua e ha partecipato alla stesura di una versione della Ballata per Pinelli. Inoltre, di Pino Masi & the Tribal Karma Art Ensemble, “S’av’ascialàri” (Culture Promoter
2010, CD). La fonoteca custodisce anche il disco originale in 45 giri di Lotta Continua del 1970 con le canzoni “Ballata di Pinelli”, “La violenza” e “La ballata della Fiat”, parole e musica del proletariato (Lotta Continua, V). Va rilevato che esistono diverse versioni della ballata a dipendenza dell’orientamento politico degli autori ed esecutori, come ricorda Joe Fallisi.
Inoltre: Oroc Flambé, Storia da un di da marz 2008, la canzone della lotta alle Officine FFS a Bellinzona; Contiamo su di voi di Los Fastidios (KOB. Mad Butchers 1998,CD), Georges Moustaki, Marche de Sacco et Vanzetti, con musica di Morricone (Polydor, 1971 V), Giorgio Gaber, L’amico / latte 70 ( Carosello 1972, V), Ivan Della Mea, la mia vita ormai, (Dischi del sole micro 33 giri, 1965), Ivan della Mea, le ballate della violenza (Dischi del sole micro 33 giri, 1968), Atene in piazza 1940/1965, canzoni della resistenza greca (Dischi del sole, 1965 micro 33 giri), No alla guerra / Bella ciao; la prima è interpretata da Michele L. Straniero, versi di Ignazio Buttitta (Dischi del sole, 1967, V), Luisa Ronchini, “tera e aqua” / “A Portomarghera”, (Linea Rossa, 1967, V), Movimento Studentesco, Compagno Franceschi / E se il nemico attacca. Testo e musica a cura della Commissione Artistica del Movimento Studentesco Milanese (1973, V): Roberto Franceschi, militante del Movimento Studentesco, fu ucciso dalla polizia nel 1973 mentre partecipava all’università a un’assemblea studentioperai non autorizzata dal rettore; Gruppo culturale italo-svizzero Brüttisellen, “Mattmark” e “La ballata dell’emigrazione” (FCLI, Dischi del sole, 1973). A proposito del tema di questo disco, vedi Voce Libertaria, n. 27 2014. Ultima acquisizione in ordine di tempo è “L’antologia (CD, autoprodotto, 2013)” di Luca Maciacchini, menestrello che canta in dialetto milanese e che ha allietato con le sue canzoni l’edizione 2014 dell’Anarcopranzo.

Infine, dulcis in fundo, il Circolo Carlo Vanza stesso si è fatto promotore di un’iniziativa musicale per un degno omaggio a Michail Bakunin nel 200° anniversario della sua nascita
chiamando in causa i seguenti interpreti: CCC CNC NCN, Against Me!, Schroeder  Roadshow, Kina, Literal-X, Oi Polloi, Panopticon, Kako, Tito’s Bojs, Congegno, Ton Steine Scherben, Zeppo, Arch Enemy, Against all authority, Jomo Kaj Liberecanoj, McPounz, Louis Lingg and the Bombs, RAdadub… in breve, davvero un bocconcino per padiglioni auricolari raffinati (2014): gli interessati possono rivolgersi al Circolo.

LP= vinile 33 giri, V = vinile 45 giri, C = cassetta, CD = è ovvio.

Idee raccolte tra l’altro dalle seguenti pubblicazioni: Musica Anarchica, de As 79, 1987 (disponibile al Circolo) e “Tönende Freiheit, Bibliothek der Freien 2008 (online).

Peter

Bollettino: Bollettino 11

Autogestione della produzione e dei servizi

(bollettino del Circolo Carlo Vanza 12/2015)
il materiale disponibile al Circolo Carlo Vanza
Sul tema dell’autogestione sono disponibili al Circolo numerosi libri (vedi http://www.anarcabolo.ch/vanza/elenco.php) settore e/o argomento: autogestione) concernenti soprattutto le più note esperienze storiche dalla Spagna del ’36 alle imprese recuperate in Argentina ma anche una serie di materiali sciolti, ordinati in scatole, che documentano esperienze per così dire isolate.
Il materiale è suddiviso approssimativamente in a) centri sociali autogestiti, b) imprese
autogestite di consumo, c) imprese autogestite della produzione (comprese le aziende
autogestite agricole) e dei servizi.

In questo numero del Bollettino presentiamo alcune tra le esperienze di autogestione del
gruppo c) per le quali non è disponibile materiale sotto forma di libri e opuscoli, motivo per cui bisogna attingere appunto alle famose scatole (“Archivio”). Non si tratta né di situazioni esemplari né di modelli di riferimento, unicamente di alcune realtà vive e attive meno conosciute e/o meno documentate. Nonostante l’importanza dell’esperienza non figureranno quindi in questa presentazione né ad esempio la Comune di Urupia (per una succinta presentazione vedi: http://www.lascighera.org/files /urupia%20integrale.pdf), né il complesso di cooperative di Mondragon (vedi per esempio Sharryn Kasmir, El mito de Mondragon, Txtalaparta 1999, presente al Circolo), o La Péniche in Francia (Créateurs d’utopies: http://www.autogestion.coop) perché su questi temi sono disponibili libri o altre fonti. Un’ultima osservazione: non sempre si tratta di esperienze esplicitamente anarchiche, anche se l’autogestione stessa è prassi libertaria.

Nel 1994, in Svizzera si contavano 600 imprese autogestite, di cui 90 aderenti alla “Rete per l’autogestione” (cfr. Isidor Wallimann, Selbstverwaltung – Soziale Oekonomie in schwiergen Zeiten, Heuwinkel Verlag Allschwil 1996).
Oggi per mancanza di dati non è possibile formulare una cifra. Vive e vegete sembrano essere in particolare le imprese della ristorazione ma non poche sono anche le aziende artigianali e industriali anche se spesso poco conosciute soprattutto nella Svizzera italiana. Tra queste, la Ego Elektrikergenossenschaft, ossia la Cooperativa di elettricisti Ego con sede a Winterthur. Nata nel 1982, descrive nelle sue linee guida i propri obiettivi come segue: “Gestione di un’attività economica comunitaria e solidale per la sussistenza dei suoi membri in forma autogestita”. Il principio della ripartizione del reddito è l’uguaglianza salariale. L’attività aziendale (impianti elettrici) è subordinata al rispetto dell’ambiente e delle persone. La cultura e la politica fanno parte dell’interesse aziendale. Attualmente vi lavorano una quindicina di persone. Sito (in tedesco): http://ego-elektro.ch/.
Nel settore artigianale è ancora attiva dal 1979 la cooperativa autogestita  Handwerkskollektiv che con una quindicina di addetti si occupa di falegnameria, carpenteria e pittura (dati aggiornati: http://www.handwerkskollektiv.ch).
Una particolarità elvetica è l’azienda Intercomestibles, poiché si tratta di una società per azioni in gestione collettiva. Nata 30 anni fa, si occupa della distribuzione di bevande. Dal rifornitore dei numerosi bar illegali e del centro sociale Wohlgroth, il più grande centro occupato della storia della Svizzera (vedi Patrick Frei, Wohlgroth, 1994, disponibile al Circolo), si è sviluppata un’azienda di 35 persone con un giro d’affari di 10 milioni di franchi che autogestiscono in collettivo l’impresa. La forma della società per azioni serve all’apporto di capitale esterno che tuttavia deve rimanere minoritario. Intercomestibles non nasconde le sue opzioni politiche: distribuisce birra cubana con un supplemento di 50 centesimi per progetti di solidarietà, partecipa al progetto HeidiBier “contro la destra” i cui proventi sono destinati a fondo di sostegno per immigrati illegalizzati, produce la birra anti-WEF. Fonte: Wochenzeitung 17 – 2002, aggiornamento: http://www.intercomestibles.ch/site/ueberuns/index.htm.
Tra l’altro, la Wochenzeitung (settimanale) è una delle più vecchie e con 45 persone anche una delle più importanti imprese autogestite in Svizzera con una struttura salariale egualitaria; al Circolo esistono vari documenti in merito.
Un settore industriale in cui spesso vengono applicate forme di gestione collettiva è quello della stampa. Al CCV abbiamo materiale che riguarda alcune tipografie storiche del
movimento come la Ropress o la Printoset di Zurigo oppure la “Subita” di Berna; nello specifico ci interessa qui  particolarmente l’A4 Druckerei Kollektiv sempre di Zurigo
(Dienerstrasse 19). Quest’officina autogestita di stampa, rilegatura e laminatura esiste dal 2012 e aderisce come impresa alla Federazione delle anarchiche e degli anarchici di lingua tedesca. Sito: http://www.a4druck.ch.
Come detto, nel settore della ristorazione le realtà autogestite sono numerose e in quasi ogni città c’è almeno un esercizio pubblico “alternativo”. Esemplare è il caso del Cafe Zähringer (Zahringerplatz 11) a Zurigo, autogestito dal 1981 e oggi un frequentatissimo punto di ritrovo con una buona cucina. Al Circolo è disponibile un’ampia documentazione.

In Italia abbiamo naturalmente come fiore all’occhiello la Cooperativa Tipolitografica di Carrara (http://www.latipo.191.it/).
Una realtà meno conosciuta di Urupia (vedi sopra) è la Comune comunista libertaria La Belle Verte nei pressi di Roma. Nella Comune la proprietà privata è superata con la sola eccezione degli effetti personali. La proprietà degli strumenti di lavoro e, in prospettiva, delle strutture immobili, del terreno e dei mezzi di trasporto è comune e indivisibile. I comunardi raccontano così la loro storia: “Tutto ha inizio in un magazzino a Roma, dove cinque o sei anarchici barbuti, riuniti intorno ad un bicchiere di vino, parlano della crisi che si scorge all’orizzonte e iniziano un percorso di analisi e progetto. L’idea, in estrema sintesi, è che, data la situazione economica e politica, è necessario trovare un modo di uscire dal sistema attuale, costruendo strutture in grado di fornire reddito, occupazione e cultura.” Nasce così la Comune agricola comunista libertaria “La Belle Verte”, Casali di Poggio Nativo. Fonte: Rivista Anarchica 391 -2014.
In generale, sul tema delle colonie agricole libertarie vedi anche http://ita.anarchopedia.org/Colonie_libertarie.
Sempre presente alla Vetrina dell’editoria anarchica di Firenze è la Società Cooperativa Iris di Calvatone (Cremona). Su questa realtà vale la pena dilungarsi un po’ perché non solo è un progetto sia agricolo sia industriale, ma presenta anche strutture gestionali molto articolate attorno al concetto della partecipazione pur non essendo autogestito. Nel 1978, nove giovani, ragazze e ragazzi si uniscono ed iniziano a lavorare insieme nella pianura cremonese situata nel sud della Lombardia. Sono figli di braccianti, muratori, mungitori, manovali ed artigiani. Lo scopo iniziale è quello di lavorare la terra per la produzione di prodotti sani, senza l’uso di sostanze chimiche di sintesi. Nel 1984 la IRIS si fonda ufficialmente come cooperativa agricola di produzione e lavoro, come proprietà collettiva e con lo scopo di coltivare esclusivamente biologico. Tra i punti fondanti, la promozione della cultura della proprietà collettiva. Nel 2005 la cooperativa decide di rilevare il pastificio con cui lavorava ormai da anni, insieme le due aziende hanno cinquantatré posti di lavoro. Il pastificio lavora a pieno ritmo e si produce esclusivamente biologico. Nel 2010 ci si rende conto che si deve costruire un nuovo pastificio. Si sviluppa nuovamente la proposta ai consumatori di diventare soci finanziatori. L’assemblea delibera l’emissione di azioni mutualistiche per sostenere la costruzione del nuovo pastificio. La coop. agricola IRIS e A.S.T.R.A BIO (ossia il pastificio), negli anni sono diventate aziende ben radicate nel territorio ma anche con molti soci in tutta Italia ed all’estero, essi sono coinvolti sempre in tutte le decisioni, apportano ricchezza e solidità ai principi etici e di economia solidale. I punti più qualificanti: 1. in Iris le decisioni politiche e statutarie sono solo realmente dell’assemblea; 2. il C.d.A. gestisce solo  l’attività ordinaria; 3. tutti i responsabili della cooperativa sono soci, la conduzione della cooperativa non è verticistica; 4. gli utili della cooperativa vengono investiti negli scopi sociali; 5. tutti gli stipendi sono come da contratto sindacale; 6. gli amministratori, il presidente ed i responsabili di settore non hanno stipendio aggiuntivo per le loro funzioni; 7. ai soci lavoratori viene riconosciuta un’integrazione allo stipendio con i nostri prodotti agricoli e alimentari; 8. si privilegia il rapporto diretto con il consumatore diffondendo così i valori etici della coop; 9. la filiera IRIS per la produzione delle materie prime è composta da contadini e agricoltori in tutta Italia, le produzioni sono seguite dal nostro tecnico agricolo e sono tutte certificate biologiche.
Ah, dimenticavo: la pasta è davvero molto buona. Fonte: documentazione “Iris produzioni biologiche” al Circolo; aggiornamento: http://www.irisbio.com/.
Infine, una realtà più recente: il progetto Caffè Malatesta nasce a Lecco nel gennaio 2010 quando, per un gruppo di giovani provenienti da diverse esperienze (chi dall’attivismo, chi da progetti di autogestione, chi semplicemente da anni di studio o lavoro precario), si apre la possibilità di utilizzare una macchina per la torrefazione in disuso, a Lecco. Il gruppo costituisce un “Collettivo di Lavoro” autogestito che ha voluto articolare la propria attività in 5 punti fondamentali. 1. creazione di reddito da lavoro manuale ed intellettuale ed in nessun caso di profitti o introiti incoerenti con la partecipazione e l’impegno al progetto collettivo; 2. lavorazione di Caffè prodotti in condizioni lavorative e sociali dignitose, con particolare attenzione alle piccole realtà prive di accesso alla certificazione internazionale FairTrade; 3. lavorazione di materie prime prodotte nel rispetto dell’ambiente e del territorio con metodi di coltivazione biologica, ricercando rapporti di fiducia con piccoli produttori privi di accesso alla certificazione riconosciuta Organic/Bio; 4. condivisione comune, mediante una costante pratica assembleare, delle scelte e dei percorsi che il progetto intraprenderà, rifiutando la formazione di dinamiche verticistiche ed autoritarie; 5. costante ricerca di confronto e scambio con le realtà che intendono promuovere la cultura e la pratica della solidarietà, del mutualismo e dell’autogestione. Il flyer di presentazione è disponibile al Circolo. Aggiornamenti: http://www.caffemalatesta.org.

In Polonia, il movimento delle cooperative basate su un ideale di riscatto sociale sta vivendo un momento di grande sviluppo. Una di queste nuove cooperative si trova a Lodz, una città di 725’000 abitanti, al 48 della Rewolucij 1905. Si tratta di una pensione, “La Granda”, gestita da un collettivo di cinque persone a parità di salario, senza capi e con rotazione delle mansioni.
Tutti i membri del collettivo provengono da esperienze di militanza sociale. L’ostello offre 6 camere e dispone di tutti i servizi per rendere gradevole il soggiorno a Lodz. L’Unione Europea finanzia la costituzione di cooperative sociali (quindi per esempio per disoccupati o senza tetto) con un contributo di 20’000 Zloty (circa 6’000 franchi nel 2012) a persona, un’agevolazione che ha permesso l’apertura di “La Granda” . Oggi l’impresa è interrelata con altre cooperative di Lodz come la vicina cooperativa di consumo per l’approvvigionamento di prodotti della terra direttamente dal produttore. Per un caffè o una birra i gestori della pensione raccomandano il Bistro Zaraz Wracam sulla Piotrkowska, una cooperativa autogestita con salario unico, famosa in tutta la città per le sue eccellenti quiches.

Una comunità autogestita di vita e lavoro di vecchia data in Germania è la Lebensgemeinschaft im Drohntal. La comunità venne fondata agli inizi degli anni 1980 come struttura per disabili mentali gestita in base ai principi dell’autogestione. Come anarchiche e anarchici, gli operatori si ispiravano ai principi allora largamente diffusi dell’antipedagogia, dell’antipsichiatria e della critica alle istituzioni, allo stato e al capitalismo. Inizialmente, la comunità comprendeva 33 persone e gestiva un’azienda agricola, un servizio riparazioni e trasporti e una libreria-enoteca. Attualmente vi vivono (in parte) e lavorano 45 persone. Indirizzo: sozial-therapeutische-projekte e.V., Dörrwiese 2-4, 54497 Morbach-Merscheid.
Un’altra comune di tutto rispetto esiste da ormai trent’anni a Niederkaufungen vicino a Kassel: la Kommune Niederkaufungen. Le 80 comunarde e comunardi si occupano di assistenza a persone dementi, gestiscono un asilo nido, lavorano in una falegnameria e in un’officina meccanica, praticano l’agricoltura e l’allevamento di bestiame, trasformano materie prime.
Tutto il ricavato è versato in una cassa comune dalla quale ognuno preleva quanto gli serve. I suoi principi sono: politica di sinistra, ecologia, economia comunitaria, decisioni in base al consenso, lavoro collettivo, abbattimento del potere e del capitalismo. Fonte: Wochenzeitung 32 2009, aggiornamento: http://www.kommune-niederkaufungen.de

In Spagna, è stata messa a frutto in diverse località l’opportunità di creare un lavoro a basso costo d’investimento come quello del pony express. TRÉBOL ecomensajeros a Madrid nasce dall’iniziativa di un gruppo di amici che per coscienza ambientalista usano abitualmente la bici come mezzo di trasporto. Nel 1996 viene creata la cooperativa di lavoro associato TRÉBOL che riscontra immediatamente un grande successo. I pilastri alla base della qualità dei suoi servizi sono l’organizzazione orizzontale e collettivista e l’impegno sociale e ambientale. Al Circolo disponiamo della presentazione del collettivo in L’eco de trèvol, Cooperativa Trèvol 1996. Aggiornamento: http://www.trebol.org/.

In Inghilterra esiste una fabbrica chimica con 600 collaboratrici e collaboratori interamente di proprietà del personale, la Scott Bader di Wollaston, nei pressi di Northampton. Chi lavora per la ditta, che si ispira ai valori sociali e pacifisti di Leonhard Ragaz (al Circolo disponiamo di diversi libri e opuscoli di quest’autore svizzero), aderisce al commonwealth aziendale e partecipa così alle decisioni. La forma particolare di “cooperativa fiduciaria” è stata sviluppata e introdotta in particolare dal figlio del fondatore dell’impresa, obiettore di coscienza e che ancora a 86 anni (nel 2009) portava sul bavero della giacca il distintivo della War Resister’s International. Coerentemente, la ditta si rifiuta di fornire i suoi prodotti al settore degli armamenti. Siccome non ha azionisti esterni, non è esposta al rischio d’acquisizione e non deve fare profitti. Ciò non toglie ovviamente che gli imperativi del capitale si facciano sentire. Fonte: Wochenzeitung, 40 2009. Aggiornamento: http://www.scottbader.com/about-us

In Grecia, ma questo è un caso più noto, è stata occupata e autogestita dal 2013 la fabbrica Vio.Me di Salonicco. I lavoratori hanno diffuso il seguente comunicato (luglio 2015): “Noi operai della Vio.Me abbiamo occupato la nostra fabbrica dopo che è stata abbandonata dagli ex-padroni e da due anni stiamo producendo in autogestione e sotto controllo operaio. Nel passato erano materiali edili, ora si tratta di saponi naturali a base di olio d’oliva arricchito con olio di cocco e di mandorla. La produzione, oltre a mantenere in vita la fabbrica, rende possibile a noi e alle nostre famiglie di resistere, aiutandoci a difendere la nostra dignità e ad evitare gli effetti negativi della disoccupazione. A questo scopo abbiamo costituito una cooperativa (S.E. Vio.Me). Ogni socio lavora nella fabbrica e ogni collaboratore è anche socio della cooperativa. Ora esportiamo i nostri prodotti in tutto il mondo.” Fonte: documentazione al Circolo.

Come si può vedere, spesso le informazioni raccolte al Circolo in forma cartacea sono datate.
Tuttavia, esse permettono non solo un approccio storiografico ma consentono di avviare ricerche sullo sviluppo successivo e le condizioni attuali di progetti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti. In questa presentazione si tratta ovviamente solo di alcuni casi peculiari per diversità della forma organizzativa e prossimità alla pratica libertaria (sperando di aver stuzzicato un po’ di curiosità). Con il riordino del materiale previsto sarà possibile mettere a disposizione un ampio fondo organizzato per chi intende approfondire lo studio della teoria e della prassi dell’autogestione. Un obiettivo da perseguire sarebbe, perlomeno nell’ottica di chi scrive, la costituzione di un centro di ricerca e documentazione sull’autogestione eventualmente aggregato all’ICEA (Istituto di scienze economiche e dell’autogestione, Barcellona, Spagna).

Nel frattempo, alcuni prodotti delle aziende autogestite sono ottenibili anche il Circolo, in particolare i prodotti della Comune Urupia, i saponi di Vio.Me e il caffè Malatesta. Anche qui, l’intenzione a medio termine è la creazione di una rete che, dando spazio alla produzione autogestita, tolga ossigeno alla produzione capitalista.

Peter

Bollettino: Bollettino 11