Rompete il silenzio
Corteo sabato 27 gennaio 2024 ore 14.30 Posta Bellinzona
Comunità kurda in Ticino
Rompete il silenzio
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Comunità kurda in Ticino
OCCUPARE IMMAGINARI
Dove l’occupazione è una pratica costante e l’immaginario una realtà che tramite parole, idee, azioni si fanno mondi.
Mentre le viscere maledette delle macerie dell’ex macello tornano a
galla ancor più nauseabonde e infettate che mai, con tutti i loro
strascichi di menzogne, inganni e manipolazioni, ci riprendiamo, il
tempo delle feste, un ennesimo spazio abbandonato.
Occupiamo immaginari insomma.
Non che ci stupisca più di quel tanto il nuovo tentativo di insabbiare
la verità sullo sgombero e la distruzione della parte abitativa del CSOA
il Molino. Dimostra ancor di più come l’apparato militare utilizzato
non sia frutto del caso, dell’azzardo o di una comunicazione
claudicante. E ben che meno per garantire l’incolumità delle e degli
occupanti (sic!). No, l’azione, come da subito sostenuto, è stata una
chiara vendetta pianificata nei dettagli, operata con il benestare del
municipio di Lugano (o almeno del suo sindaco e della parte leghista),
diretta dal comando della polizia cantonale e
immaginiamo supervisionata dal responsabile del dipartimento giustizia e polizia Norman Gobbi.
D’altronde gli ipotetici morti e feriti paventati nel caso del probabile
sgombero violento con ore di scontri (Stato Maggiore dixit) non
potevano non essere conosciuti da colui che si auto nomina “capo” delle
forze dell’ordine in Ticino.
Vedremo. Intanto alcunx non dormono sonni così tranquilli, sembrerebbe.
Oggi, con un denso programma di attività in collaborazione e complicità
con varie realtà, associazioni e individualità,
liberiamo e ridiamo alla popolazione (ricordate il vogliamo ridare il
macello alla popolazione delle Old Foxes Borradori e Bertini? Vogliam
parlare dello stato in cui giace da 3 anni?) l’ennesima struttura
abbandonata da anni, in stato deplorevole e in mano alla lunga catena
della speculazione
edilizia. E se l’hotel Fisher proponemmo potesse essere adibito a casa
per persone in fuga da guerre, miseria e catastrofi, proponiamo per la
struttura di Capo San Martino un laboratorio permanente di attività
culturali con mensa popolare usufruibile da tuttx e con attività
ricreative-sportive sul lago.
Come sempre basterebbe solamente volerlo. Ma…
Non che gli spazi manchino. In tre anni, dallo sgombero, questo è il
settimo spazio ripreso e collettivizzato: l’ex macello due natali fa,
l’ex Caritas a Molino Nuovo, lo stabile di via Ernetto a Pregassona, il
parco per il campeggio antimilitarista a Massagno, le ex scuole a
Viganello, l’hotel Fisher a e ora lo stabile a Capo San Martino. E
tutti, inutile dirlo, giacciono ancora nell’incuria e nell’abbandono, in
attesa degli strabilianti mega progetti e poli di chi più ne ha più ne
metta della città di Lugano. Quella che per prima al mondo dichiarò
Gerusalemme come capitale legittima dello Stato d’Israele, dopo aver
ospitato la criminale di guerra Tzipy Livni.
La lista di altri nomi e spazi potrebbe continuare. Ancora una volta gli
stabili ci sono, sono vuoti, lasciati a deperire e l’interesse, al di
là delle tante belle e ipocrite parole, a rianimarli e rimetterli a
disposizione della comunità per creare altro – lontano dalle logiche
securitarie, di mercato e commerciali – non esiste. Conosciamo il
territorio e sappiamo quanti ancora giacciono abbandonati.
Ma, come da quel lontano 1996, nonostante qualche tentativo confuso e
pretenzioso, la volontà politica nel trovare una soluzione, manca.
Il Molino ha da sempre rivendicato uno stabile, senza dover chiedere
niente a nessuno e senza pretendere niente in 25 anni di autogestione,
autogestendosi e garantendo la funzionalità, la gestione,
il pagamento delle fatture, l’abitabilità, la sicurezza (non è lo stesso
termine…) e il vivere comune diuna comunità. Assistere ancora a certe
uscite nel 2023 – vedasi ad esempio l’intervista a laRegione ad Amalia
Mirante – significa non aver davvero capito niente della lunga storia e
del presente dell’autogestione.
Ma non è purtroppo una novità. E, una volta di più, siamo (in maniera
perenne ormai…) in tempi di elezioni: ancora una volta tutto sarà
permesso e i liquidi putrefatti sgorgheranno che è un piacere.
Noi, al di là di tutto, andiamo avanti, continuiamo a camminare le
strade di questo territorio, a r-esistere con i nostri mezzi, le nostre
possibilità e disponibilità. A liberare spazi abbandonati.
In tempi di guerre permanenti e attacchi ai popoli del mondo, spazi autogestiti per abitare mondi altri.
In tempi di femminicidi, abusi e violenze, spazi da condividere per costruire relazioni altre.
In tempi di tagli, riduzioni, decreti “demmerda”, spazi dove costruire scambi non mercificati.
In tempi di frontiere blindate e delirio securitario, spazi d’incontro dove parlare, giocare, mangiare
assieme.
In tempi di disastri climatici, spazi dove coltivare, piantare e autoprodurre un buen vivir collettivo e individuale.
In tempi di controllo, razzismi e fascismi di ritorno, spazi intergenerazionali dove raccontarsi e
raccontare e prendersi cura l’unx dell’altrx.
10-100-1000 spazi per tessere fili e spezzare ramine, dove vivere e
crescere, dove organizzarci e dove opporsi a soprusi, violenze,
esclusioni, tagli, divieti, diffide, multe, incarcerazioni, sistemi a
cascata, controlli e imposizioni.
Non ci avrete mai come volete voi.
Libertà a autodeterminazione per il popolo palestinese.
Ilaria e Gabri liberx.
SOA il Molino
p.s. constatiamo che la fine dell’era Cristina Zanini-Barzaghi in municipio non coincide con la
“promessa” che fece anni fa: con me in municipio non ci sarà sgombero. A parte il fatto che con la sua
presenza in municipio di sgomberi ce ne son stati ben due, magari chieda spiegazioni al collega Foletti
sulla frase da lui detta durante l’interrogatorio con il PG Pagani che magari Borradori e Valenzano
Rossi non ne abbiano fatto cenno (della possibile distruzione) al resto del Municipio per evitare che
lo venisse a sapere Cristina Zanini Barzaghi in quanto in contatto con ambienti vicini al CSOA…
eh già, verrebbe da dire… , un giorno chissà… 🙂
SABATO 16.12.2023 A LOCARNO
piazza della stazione - ORE 15
CORTEO PER LA PALESTINA!!
GIOVEDI' 14.12.2023 - ORE 20:15
PRESSO IL CINEMA FORUM di BELLINZONA
proiezione del film KOBANE
Il CCV è nato nel 1986 da un progetto comune di Gianpiero, Peter e Edy di conservare e implementare il fondo librario lasciato da Carlo Vanza. Per parecchi anni la documentazione, completata nel frattempo con parte dei libri di Peter e Cesj e con l’acquisizione di numerosi libri acquistati su bancarelle o librerie principalmente dai tre fondatori, ha avuto un’esistenza praticamente clandestina, depositata in locali non aperti al pubblico di Peter e Cesj.
Con l’apertura il 13 dicembre 2003 dei locali del CCV a Locarno, grazie all’attiva collaborazione di compagne e compagni locali susseguitisi nel tempo, è iniziata una nuova fase con l’apertura e la consultazione pubblica del patrimonio (libri, opuscoli e documenti) della Biblioteca / Centro di documentazione, un servizio libreria minimo, l’organizzazione di incontri pubblici con presentazione di libri, eventi e filmati inerenti il movimento anarchico e libertario, la messa in rete del patrimonio librario per facilitare la consultazione agli interessati, la pubblicazione di un bollettino del CCV dal 2005, la messa a disposizione dei locali in particolare dopo il trasloco a Bellinzona nel 2014 a gruppi e organizzazioni della Svizzera italiana di orientamento libertario.
L’apertura pubblica della sede di Locarno ha permesso di raccogliere ulteriore materiali donato o depositato da compagne e compagni e di allacciare contatti con organizzazioni, gruppi e individualità del movimento anarchico internazionale e dal 2007 il CCV è membro della FICEDL (Federazione internazionale dei centri studi e di documentazione libertari).
Riassumendo il CCV è una biblioteca /centro di documentazione anarchico con buoni contatti internazionali in particolare in Europa, che cerca di stimolare ricerche nell’ambito del movimento anarchico e libertario e che organizza più o meno regolarmente in Ticino incontri pubblici di carattere libertario.
Questo conformemente allo statuto (vedi in particolare art. 2 e 3).
Il CCV NON è:
ma PUÒ essere queste cose, assieme o singolarmente, in funzione subalterna e complementare alla principale e imprescindibile attività di conservazione e messa a disposizione della documentazione di proprietà del CCV.
Va ritenuto inoltre che il CCV non riceve sovvenzioni pubbliche e che si regge finanziariamente su contributi più o meno generosi di una cerchia di 50-60 individui, dei quali una buona parte in pratica non ha mai messo piede in sede ma che vuole contribuire alla conservazione del patrimonio.
I membri fondatori e gli attuali collaboratori più o meno attivi del CCV non sono e non saranno in grado di garantire materialmente nel breve e medio termine la conservazione e la gestione del patrimonio documentale raccolto in questi quasi quarant’anni di esistenza, dei quali solo venti di attività pubblica.
Va anche sottolineato che, per varie ragioni non ultime quelle anagrafiche, i contatti con le altre organizzazioni, gruppi e individualità e la partecipazione ad eventi in particolare all’estero, si sono affievoliti e ormai sono sporadici e si campa sulle relazioni stabilite decenni or sono. E anche qui la questione anagrafica si fa sentire.
Il CCV è ormai autoreferenziato e avvitato su sé stesso.
si fa dunque appello a coloro che ritengono che l’esperienza del CCV meriti di essere proseguita e che intendono mettersi fattivamente a disposizione per la sua futura gestione.
Gli attuali gestori/animatori possono garantire a breve termine un aiuto per il passaggio delle consegne. Ma il tempo stringe.
Naturalmente, rimane aperta la possibilità di una diversa impostazione per cui il Centro di documentazione non è più basilare e che acquistano importanza altre attività.
In questo caso, occorrerà decidere cosa fare della documentazione e certamente la denominazione Circolo Carlo Vanza dovrà cessare e potranno esserci in sua vece un Quadrato Quarto Quadranti, un Ellisse Ellade Griego o una Iperbole Perseo Bollotti e via dicendo.
Per affrontare questo futuro , il comitato del CCV intende nel mese di ottobre invitare gli interessati ad una riunione di discussione ed operativa (perditempo p.f. astenersi!).
Grazie per l’attenzione.
Bellinzona, agosto 2023
Ed ecco per finire il tenore degli statuti:
Sotto il nome di Circolo Carlo Vanza (CCV) è stata costituita a Minusio, il 1. dicembre 1993, un'associazione ai sensi degli art. 60 e seguenti del CCS. La sua sede è a Bellinzona, in via Convento 4. La durata è indeterminata.
Gli scopi del CCV sono di:
Il Circolo:
LA DOPPIA ESSENZA DELLA VERITÀ
In merito alle recenti dichiarazioni del vicesindaco di Lugano Badaracco
– nelle quali denigra senza mezzi termini l’esperienza di oltre 25 anni
d’autogestione - ci troviamo purtroppo e ancora una volta a dover
chiarire alcuni concetti. Non ci addentreremo in un'analisi rispetto al
corteo del 10 giugno, poiché sarà l’Assemblea Popolare, se lo vorrà, ad
occuparsene. Ma lasciare spazio all’ennesima narrazione fatta di
illazioni e menzogne, non ci sembra cosa buona e giusta. Sorprende solo
un po’ che un personaggio fino a oggi considerato “moderato” scada,
allineandosi ai livelli di Foletti, Valenzano e compagnia cantante. Una
sorta di doppia essenza della verità, come sosteneva il poeta. Se non
che, a emergere è la chiara volontà di spaccare, dividere, dannare e
sacrificare. Insomma, nonostante i detriti rimangano inerti al centro,
la creazione di macerie continua.
Nello specifico ci teniamo a ribadire che:
DIALOGO
("con una controparte così è impossibile colloquiare..." R.B.,
modem):
l’ultimo incontro ufficiale con il comune di Lugano avvenne otto anni fa
con l’allora sindaco Borradori e Bertini. Le prime dichiarazioni furono
positive ("è stato un incontro costruttivo" Marco Borradori,
Ticinonews). Consegnammo per l’ennesima volta i progetti e le proposte
di spazi fatti in oltre 20 anni e ribadimmo le necessità del Centro
Sociale. Bertini parlò di una lista di ipotetici immobili dove poter
svolgere autogestione e/o attività socioculturali, che rimase però nel
cassetto ("non ci vogliamo giocare gli spazi" M.B.). Il “dialogo” si
ruppe. Poco tempo dopo, giunse l’irricevibile proposta di un tavolo di
lavoro con “polizia, tecnici e operatori sociali”. Poi più nulla. Fino
all’incontro fuori dall’ex macello con la municipale Valenzano-Rossi e
Lombardi. In quell’occasione l’assemblea dichiarò che la risposta
rispetto ad un eventuale incontro sarebbe stata data dopo il corteo del
29 maggio. Peccato che quel giorno, avvenne lo sgombero, e nei mesi a
seguire interrogatori e indagini.
Ultima tappa della farsa “dialogo”: il contatto da noi stabilito con il
vicesindaco durante la rioccupazione dell’ex macello. Badaracco ci
assicurò che non ci sarebbe stato alcun intervento delle autorità
durante la notte, per permettere un incontro ufficiale il giorno
seguente. Incontro che non ebbe mai luogo poiché contrariamente a quanto
promesso, la polizia intervenne. A questo proposito, Badaracco rilasciò
varie dichiarazioni - di cui sembra essersi dimenticato - tra cui:
".. quello che è successo è un po’ peccato: c’è stata l’evacuazione
della Polizia con la forza. Nonostante la loro disponibilità a
discutere, non siamo riusciti a farlo."(Roberto Badaracco, laRegione,
30.12.21).
Per mettere nero su bianco la menzogna costante del municipio, rendiamo
nota una parte dell'interrogatorio a Badaracco della procuratrice
Alfier: "per me questo contatto è stato inaspettato (…) il tono usato
dai miei interlocutori era educato e non offensivo (…). Io ne ho parlato
con i miei colleghi in Municipio così da vedere se era possibile
intavolare una discussione e poi mediare tra le parti. (..) Il Sindaco
aveva capito che se ci fosse stato uno sgombero io non mi sarei potuto
incontrare con nessuno il giorno dopo. Sempre il Sindaco mi ha detto che
non ci sarebbe dovuto essere uno sgombero durante la notte.”
Questa serie di eventi rende manifesta la mancanza di presupposti per
affrontare un dialogo. Farlo con chi ti ha distrutto la casa a
tradimento ed in maniera violenta è di per sé difficile. Intavolarlo
con
chi mente in maniera sistematica con l’intento di creare divisioni, e
non riconosce il valore dell’esperienza portata avanti, è una strada
impercorribile. Ricondurre la questione "dialogo" al tanto loro
sono "i
cattivi antagonisti anti-stato che non vogliono confrontarsi e non
vogliono mettere la faccia" è disonesto e non corrisponde al vero. Lo
sappiamo tuttx che la questione non è questa. E che la faccia la
mettiamo a ogni iniziativa, in ogni situazione in piazza e nelle strade.
Qua si parla di ben altro.
SPAZI
("noi come città avevamo fatto una proposta poi tutto si è bloccato
perché non c’era verso di discutere ed era rimasto tutto lì." R.B.,
modem): le uniche proposte avanzate in oltre 30 anni di rivendicazioni
son state l’ex gattile a Cornaredo e il depuratore sul piano della
Stampa. Tutte le altre sono arrivate dall’assemblea del CSOA.
Puntualmente, gli stabili indicati sono stati abbattuti, demoliti,
riqualificati.
Le uniche due “concessioni” di spazi fatte dal Municipio sono state l’ex
macello e il terreno della Gerra per l’esperienza della Straordinaria.
Eppure, di stabili e case vuote, ne esistono in quantità.
CULTURA
("gli ex molinari facevano spettacoli ma non era di quel tipo con un
programma organizzato con varie arti sceniche … addirittura anche il
cinema..." R.B., modem): in 25 anni di autogestione sono state proposte
un numero infinito di attività. Cinema quasi ogni giovedì sera,
conferenze, dibattiti, laboratori, concerti, mostre, presentazioni di
libri. Solo all’ex macello han suonato gruppi come i Colle der Fomento,
99 Posse, Bisca, Vad Vuc, ABC, Alessio Lega, Sandro Schneebeli, Yo Yo
Mundi, Fleischkäse, la Tremenda Jauria, Marshall Allen & SunRa
Orchestra, Skiantos, Mirco Menna, Bull Brigade, Tacalà, la Combi, Los
Tres Altos, Mombu, Zu, Pussywarmers (alcuni dei quali ripresi al Foce o
passati anche a la Straordinaria). Hanno suonato la maggior parte dei
Sound System della regione e sono nati innumerevoli gruppi che muovevano
i primi passi in sala prove. Si è collaborato con il Festival
Internazionale di Teatro, son passate compagnie teatrali quali i
Mummenschantz, la compagnia Baccalà (vincitrice del premio svizzero per
la critica), Gruppo Icaro, i Giullari di Gulliver, Pablo Ariel Bursztyn,
VTM Produzioni. È stato fatto uno dei primi Poetry Slam in Ticino, hanno
tenuto conferenze Michela Zucca, Tita Carloni, Silvia Baraldini, Paola
Staccioli, Alessandro Manca, John Zerzan, Renato Curcio, i WuMing,
Valerio Evangelisti e tantx altrx (al Maglio presentarono i loro libri
Paco Ignacio Taibo II e Daniel Echevaria).
AUTOGESTIONE
("bisogna veramente scindere il discorso tra autogestione che era forse
quella dei molinari vista come non rispetto delle regole in generale e
quello che vorremmo noi in realtà per la città…" R.B. modem): il
continuo uso improprio di termini
come "autogestione" e "cultura dal
basso", palesa la clamorosa ignoranza in merito a questi concetti, ma
anche la malizia di chi, pur pensando di conoscere il loro significato,
li strumentalizza a proprio favore travisandoli.
L’autogestione si auto-organizza, si autodetermina
e si autofinanzia. Se
no è altro! L’autogestione è una proposta di rottura o comunque
alternativa allo stato delle cose e al sistema dominante. Se no è
altro!
L’autogestione è una pratica per sua natura politica, non intesa come
politica partitica ma come partecipazione alla vita collettiva del
territorio su cui abita. È politica perché prevede una forma altra di
gestione: collettiva e paritaria, basata sul metodo del consenso e
un’orizzontalità in cui non si dovrebbero prevedere delle forme di
autorità; promuove la creatività, la cooperazione,
l’auto-responsabilizzazione, la solidarietà ed è una critica al
sistema
vigente.
Alla luce di questo, l’idea per cui "l’autogestione va bene, ma solo
se
apolitica, non conflittuale, rispettosa di leggi e regole calate
dall’alto'' appare totalmente insensata.
Innumerevoli sono le esperienze autogestite nel mondo: dal
Confederalismo Democratico in Kurdistan, alle comunità zapatiste in
Chiapas, alle fabbriche occupate, agli spazi occupati, alle TAZ, ai
RAVE, alle cooperative agricole, a quelle di lavoro, alle scuole, ecc.
ecc.
IL PROBLEMA RESTA (Roberto Porta, modem)
L’autogestione è considerata un “problema”, in quanto espressione di una
visione diversa di società; perché ciò che mette in discussione è lo
status quo, facendone emergere le criticità e questo è percepito come
scomodo. Ma il “problema” non si estinguerà. Né con i manganelli, le
frustate, le denunce, le multe. Né con l’ipocrisia di dividere, di
confondere, di manipolare, di fare la bella faccia e di far passare un
elefante per un gatto.
Il problema resta e resterà.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio. (1)
Rilanciamo, se non altro per un po’ di sano divertimento estivo,
l’abituale torneo antirazzista, giovedì 29 giugno 2023.
Se no, ci vediamo nelle strade
SOA il Molino
(1) Fernando Pessoa, La morte è la curva della strada.
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CS()A Il Molino
Viale Cassarate 8
SOLIDARIETÀ
AI FERITI DI SAINT SOLINE
Sabato 25 marzo una grande manifestazione di 30.000 persone ha marciato contro
il progetto di costruzione di mega-bacini idrici a Saint Soline, nella
Deux-Sèvres in Francia. La realizzazione di queste enormi pozze artificiali
servirebbe per stoccare grandi quantitativi d'acqua utile ai grandi
latifondisti dell'agroindustria e ha fin da subito trovato la ferma opposizione
delle comunità locali, di contadini, attivisti ambientali e compagni. Nella
giornata di sabato l'obbiettivo annunciato era quello di riuscire a raggiungere
ed occupare la superficie di uno di questi mega-bacini. Diversi spezzoni
composti da migliaia di persone hanno raggiunto da diversi punti il perimetro
di uno di questi in costruzione e si sono scontrati duramente con la
gendarmerie francese posizionata intorno al perimetro del sito con un imponente
dispiegamento di mezzi in difesa del buco. Durante gli scontri, continuati per
molto tempo, la polizia francese ha fatto un massiccio uso di gas lacrimogeni e
granate che hanno causato circa 200 feriti tra i manifestanti, diverse decine
dei quali gravemente feriti o mutilati.
In particolare un compagno si trova ancora in pericolo di vita. Di seguito
condividiamo un comunicato scritto dai suoi compagni.
"Comunicato su S., un compagno la cui vita è in pericolo dopo la
manifestazione di Sainte-Soline
Sabato 25 marzo a Sainte-Soline, il nostro compagno S. è stato colpito alla
testa da una granata esplosiva durante la manifestazione contro il bacino
idrico. Nonostante il suo stato di assoluta emergenza, la prefettura ha l
consapevolmente impedito ai servizi di l emergenza prima di intervenire, e dopo
di l trasportarlo in un ospedale in cui potesse ricevere le cure adeguate.
Attualmente si trova in terapia intensiva neurochirurgica. La sua prognosi vitale
è ancora riservata. L'esplosione di violenza che i manifestanti hanno subito ha
provocato centinaia di feriti, con diverse lesioni fisiche gravi, come
riportato nei vari bilanci disponibili. I 30.000 manifestanti erano venuti con
l'obiettivo di bloccare la costruzione del mega-bacino idrico di Sainte-Soline:
un progetto di monopolizzazione dell'acqua da parte di una minoranza e a
vantaggio di un modello capitalista che non ha più nulla da difendere se l non
la morte. La violenza del braccio armato dello Stato democratico ne è
l'espressione più evidente. Nella breccia aperta dal movimento contro la
riforma delle pensioni, la polizia mutila e cerca di assassinare per impedire
la rivolta, per difendere la borghesia e il suo mondo. Nulla indebolirà la nostra
determinazione a porre fine al loro dominio. Martedì 28 marzo e nei giorni
successivi, rafforziamo gli scioperi e i blocchi, scendiamo in piazza, per S. e
per tutti i feriti e i rinchiusi dei nostri movimenti.
Viva la rivoluzione.
Dei compagni di S.
PS: Se avete informazioni sulle circostanze del ferimento di S., contattateci
all'indirizzo:s.informations@proton.me